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Sono aperte le iscrizioni alla
1a ed. del "Corso di psicofarmacologia per psicologi e psicoterapeuti" (2012)

Date del corso: venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 giugno 2012

Il corso ha l'obiettivo di far conoscere gli psicofarmaci da un punto di vista che possa interessare uno psicologo-psicoterapeuta e possa aiutarlo nella gestione del paziente, permettendogli di riconsiderare alcuni aspetti della progettazione dell’intervento psicologico, degli obiettivi realistici da perseguire e della loro realizzazione.

Sono aperte le iscrizioni alla
12a ed. del "Master in tecniche di rilassamento e metodologie psicoterapeutiche con approccio integrato" (livello avanzato - 2012)

Data di inizio sede Milano: sabato 12 gennaio 2013
Data di inizio sede Torino: sabato 19 gennaio 2013

Integrazione, confronto, apertura tra gli approcci psicologici, flessibilità, pratica. Colloquio gratuito di orientamento.
Sono aperte le iscrizioni alla
12a ed. del "Master in tecniche di rilassamento e metodologie psicoterapeutiche con approccio integrato" (livello base - 2012)

Data di inizio sede Milano: sabato 5 maggio 2012
Data di inizio sede Torino: sabato 21 aprile 2012

Integrazione, confronto, apertura tra gli approcci psicologici, flessibilità, pratica. Colloquio gratuito di orientamento.
Sono aperte le iscrizioni alla

8a ed. del "Master in psicodiagnostica e counselling con approccio integrato" (2012)
 

Data di inizio sede Milano: sabato 13 ottobre 2012

Integrazione, confronto, apertura tra gli approcci psicologici, flessibilità, pratica. Colloquio gratuito di orientamento.

Attività del Centro

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Che cos'è la psicoterapia
Uno degli argomenti intorno al quale vige una profonda confusione riguarda la psicoterapia. A tal proposito si è pensato di sviluppare questo discorso sul sito dell'Associazione
La decisione di intraprendere una psicoterapia
Per tutti quelli che decidono di intraprendere una psicoterapia, le motivazioni sono differenti. Prese dalle nostre esperienze ce ne sono tante.
Ne riportiamo di seguito una (B., anni 24):
"Qualche mese fa ero completamente diversa... O forse sarebbe meglio dire che oggi sono completamente diversa da qualche mese fa!!

Tutto è cominciato da un grande desiderio, una grande voglia di parlare con qualcuno che non sapeva niente di me, che avrebbe cominciato ad ascoltarmi e solo dopo averlo fatto avrebbe cominciato a capire me, la mia vita, il mio mondo circostante. Qualcuno che sarebbe partito da me, dalla mia persona e non da fonti esterne che mi conoscono o sanno qualcosa di me.

Volevo andare da uno psicologo, ero decisa. Ho sempre saputo e lo penso tuttora che tutti gli uomini dovrebbero conoscerne uno anche senza avere alcun tipo di problema, di patologia, solo per farsi guidare un po' nel cammino tortuoso della vita, per accendere ogni tanto quella lanterna nel buio che ti suggerisce di continuare e come farlo. Volevo e desideravo questo ed oggi sono molto felice di avere tutto questo davanti a me ogni martedì, di avere qualcuno di speciale che mi sta veramente aiutando, che lo fa solo ed esclusivamente per il mio bene, lo fa per B. (qui mette il suo nome). L'unico ostacolo erano i soldi, mi chiedevo come fare visto che un terzo dello stipendio mi sarebbe partito ad ogni seduta e così mi scoraggiavo, vedevo l'aiuto di cui avevo bisogno sempre più lontano. Poi a volte succedeva che cambiavo idea, che forse i miei erano solo problemi, ansie e timori stupidi che forse non ne avevo bisogno, che dovevo solo aspettare un po', in fin dei conti tutti vanno un po' in crisi però qualcosa in fondo al mio cuore sapeva che non era solo il presente a farmi male, c'era dell'altro.

Un giorno la mia tata mi disse dell'esistenza di un Centro Psico-Sociale di zona, dove tanti anni fa si era rivolta per sua figlia e così... presi coraggio e mi presentai per delle informazioni, che ben presto si trasformarono in una prima visita con il dott. L di cui ho un ricordo negativo. Ma ero talmente convinta che non mi persi d'animo non mi feci intimorire dalla saccenza e dalla superbia di quell'uomo che sembrava mi facesse un favore perché la mia storia non era certo delle più tragiche e così mi feci prendere un appuntamento con la d.ssa X, psicologa. In ogni caso, (qui il nome della psicologa), fu "scacco matto" e fui ancora più contenta perché la conobbi subito dopo di lui senza dover raccontare la mia storia ad altri psicologi. Tuttora le faccio visita una volta alla settimana e le devo dire grazie perché adesso mi sento così più forte, più tranquilla e serena di prima. Ho conosciuto tante cose di me stessa e di coloro che mi vivono accanto che non avrei mai immaginato.

Naturalmente penso di non aver raggiunto ancora la mia meta, mi accorgo nelle grandi e piccole situazioni della vita quotidiana che devo e voglio imparare a gestire al massimo me stessa, anzi desidero lavorare su me stessa per essere sempre io poi il punto di partenza di tutto e non gli altri come fino ad ora  a volte sono ancora un po' confusa perché penso come certe cose sono cambiate, come io le affronto, le penso. Mi chiedo se non fossi mai stata da X, come sarei adesso? Cosa ne farei di tutte le situazioni, gli stati d'animo?

Ricordo gli inizi...la cosa buffa è che mi preparavo cosa dire, in un'ora è difficile dire tutto ciò che conta per me, fare un discorso lineare per far capire tutto alla persona che hai di fronte. E' stato un crescendo unico in tutto, un cammino vero e proprio. X ha avuto ed ha grande pazienza, mi tratta proprio come desideravo, mi fa capire le cose senza influenzarmi, lei parla, mi spiega, poi io rifletto, penso e lavoro tanto su me stessa. Ho avuto e constatato dentro di me tanti risultati. Sono arrivata con un problema presente, una serie di problemi concatenati che mi hanno portato all'incontro con X e mai avrei pensato che tutto era nascosto dentro gli anni dalla mia infanzia in su, nei miei genitori ed in ciò che mi circonda. Se non arrivi mai a comprendere certe cose non puoi nemmeno provare a cambiare. Ed io voglio cambiare, io vorrei essere sempre come mi sento adesso, come mi sento in certi attimi della giornata. Mi sento sicura perché ci sono persone che mi fanno sentire tale e non voglio più avere paura degli altri,non voglio più subirli. Lo so non è facile ma grazie ad X so che farò un buon lavoro,  grazie anche al modo in cui mi fa lavorare a casa durante la settimana. Serve a me per non isolare la seduta durante la settimana e poi serve a lei per darmi una mano."
Ovviamente questo, che corrisponde ad un compito di verifica del percorso fatto dopo i primi mesi di terapia, non è che un esempio tra tanti. In altri casi è la più profonda disperazione che fa intraprendere un simile cammino a due, la convinzione che non vale la pena vivere nel modo in cui si sta trascinando la propria vita e cercare un aiuto rappresenta l'ultimo barlume di speranza, l'ultima chance da dare a se stessi. In altri casi ancora è la voglia di entrare in una relazione particolare dove potersi sentire accettati senza indici puntati contro (reali o immaginari che siano), senza dover sopportare giudizi e subire continui processi per il proprio modo di essere. Oppure è la semplice voglia di conoscere, di mettersi in gioco e/o di ritagliare per la prima volta nella vita uno spazio interamente dedicato a se stessi.

In ogni caso, anche se le motivazioni sono differenti e ce n'è una per ogni persona, la decisione deve sempre essere maturata personalmente: un individuo sente di essere pronto ed è importante che sia giunto alla decisione autonomamente. Ogni influenza esterna, soprattutto se eccessiva e continua, porta solitamente a non essere convinti di quello che si sta facendo, ad opporre resistenza, a primi incontri con il terapeuta avvenuti per semplice curiosità, difendendo se stessi e la propria privacy al punto tale da non riuscire a creare alcun contatto umano, dal mettersi in guardia da colui da cui ci aspettiamo un attacco, una invasione, una violenza. Il terapeuta non ha granché interesse ad iniziare un percorso che non è gradito all'altro e l'altro può solo maturare in se stesso la scelta.

Ricordiamo una seduta con una ragazza che era stata spinta a richiedere un colloquio dai propri genitori e dal fidanzato, che l'aveva accompagnata. Sembrava superfluo affrontare il problema con lei nella prima seduta. Non aveva alcuna voglia di collaborare e di parlare di se stessa, piuttosto si aspettava di essere forzata a parlare perciò si era messa in guardia fin dal primo istante, così è stato chiarito fin dal primo momento che era totalmente libera di scegliere di non parlare e che non era obbligata a dire qualcosa di sé di fronte a chi, tutto sommato, è un estraneo. I genitori sono rimasti molto male, anzi erano francamente delusi dal comportamento mostrato dal terapeuta, avrebbero preferito che il terapeuta supportasse la loro idea, costringesse la ragazza in un modo o nell'altro ad aprirsi. Ma credo che nessun terapeuta vorrebbe che qualcuno lo costringesse ad aprirsi e si chiuderebbe anch'egli di fronte ad un tale obbligo.

La motivazione estrinseca, cioè l'essere stati influenzati da una fonte esterna a fare qualcosa che personalmente non si vuole fare, il più delle volte non paga. Certo, qualche volta può essere un modo per contattare una realtà che non ci aspettavamo potesse essere fertile e positiva, ma ripetiamo, in linea di massima, la costrizione non è che un ostacolo.

C'è però il rovescio della medaglia che riguarda i bambini e gli adolescenti, laddove cioè non è possibile prendere una decisione autonomamente come potrebbe fare un adulto perché spetta piuttosto ai genitori comprendere la situazione (come nel caso dei bambini) oppure spetta ai genitori ascoltare la richiesta del figlio (come capita sempre più spesso per gli adolescenti). E' capitato più di una volta che gli adolescenti che si sono rivolti presso uno psicologo sono riusciti a farlo soltanto dopo una media di 2-3 anni che lo stavano chiedendo ai genitori. Ricordiamo una madre, anni fa, che, dispiaciuta per non aver accontentato prima il figlio, disse "Non per offenderla, ma, sa, il problema è che uno non sa bene in base a che cosa valutare uno psicologo. Voglio dire, in genere se si fa una visita medica, più o meno abbiamo imparato come valutare se un medico è in gamba ed affidabile oppure no. Non credo invece che sia altrettanto chiaro valutare se uno psicologo sia affidabile."
Nel caso dei bambini e degli adolescenti comunque, spesso la maggiore difficoltà è quella dei genitori che hanno paura di vedersi messi in discussione e pensano con terrore che qualcuno possa dare loro la colpa mentre hanno cercato di fare del loro meglio. Ricordiamo anni addietro di avere incontrato la segretaria di uno dei tanti albi per architetti che sono sparsi in Italia. Mi chiese se ero anch'io un architetto, le risposi di no, che ero una psicologa. Il suo commento fu "Davvero? Sa, io porto mio figlio da una psicologa e qualche volta faccio anch'io delle sedute ma Dio mi è testimone che ogni volta che devo andare mi scoppia un terribile mal di testa, così ho sempre le pillole in borsa."
La decisione in sintesi
  1. E' importante sottolineare come la decisione di iniziare un cammino debba essere maturata personalmente e debba essere scevra da insistenti influenze esterne. Ovviamente il consiglio di un amico o di un genitore può andar bene ma tra consigliare un cammino ed insistere per imporlo corre una notevole differenza.
     
  2. Abbiamo detto che uno degli ingredienti indispensabili per iniziare una psicoterapia è la motivazione intrinseca (ossia non indotta da esterni). La motivazione è direttamente proporzionale, ossia cresce al crescere dell'interesse verso se stessi, verso la propria vita e la propria maturità mentale. Inoltre, è direttamente proporzionale al credere che sia possibile percorrere un cammino per il proprio cambiamento.
    Può sembrare strano ma, nella scala dei valori e delle priorità che ogni individuo ha, è difficile che l'individuo stesso sia al primo posto e soprattutto che metta la propria crescita personale al primo posto. E' molto più comune che un individuo investa sul possesso di oggetti che non su se stesso.
    Questa non è altro che una scelta come tante ed ogni scelta, in quanto tale, va rispettata. Ognuno è libero di fare della sua vita quello che vuole o, come diciamo spesso, non può uno psicologo tenerci alla qualità della vita di un paziente se non ci tiene il paziente stesso.
     
  3. Un'ultima specificazione: anche se le motivazioni alla psicoterapia possono essere tante, nascondono sempre il non voler più sopportare una situazione, il volerci vedere chiaro.
E' sempre necessario ricorrere ad una psicoterapia
Innanzitutto, molto dipende dal motivo che ci spinge ad intraprendere un cammino, ma sicuramente non è sempre necessario. Se ci sono persone (ad esempio, persone senza problemi particolari a cui interessa un rapporto a due di una certa qualità e la voglia di scoprire intorno a se stessi ed agli altri) che sono curiosi di sottoporsi essi stessi per sapere cosa succede in un rapporto psicologo-paziente, oppure se si tratta di studenti di psicologia che intraprendono un cammino formativo personale, è inevitabile seguire quella strada, ma per la risoluzione di un problema, anche alcuni eventi di vita (incontri con altre persone, decisioni di intraprendere un percorso di maturazione personale autonomo e di differente orientamento, per esempio religioso, accadimenti particolari, per esempio la guarigione da un tumore, ecc...), che prescindono o meno dalla nostra volontà, possono indirizzarci verso una risoluzione efficace dello stesso e verso la maturazione di un nuovo modo di guardare il mondo, gli altri e gli eventi.

In fin dei conti la risoluzione di un problema non consiste in altro che in un modo differente di vedere le cose, in un modo nuovo di sperimentarsi nella vita e nei rapporti con gli altri, nell'apprendimento di nuove abilità, anche se arriviamo a percepire tale differenza soltanto dopo che abbiamo maturato una nuova prospettiva e possiamo dunque confrontarla con la precedente. Tutte le produzioni televisive e tutte le situazioni di vita in cui si tratteggiano storie di persone che hanno superato momenti difficili della loro vita giungono alle parole "Ora riesco a vedere le cose in maniera diversa." Oppure "Quello che prima era un ostacolo, ora riconosco essere stata una fonte di evoluzione per me." E, continuando, rimarremmo sempre sullo stesso tono...

Quindi ben venga tutto ciò che permette ad un individuo di non isolarsi mentalmente nel suo mondo ma di capire che una stessa situazione potrebbe essere affrontata diversamente da altri esseri umani e scoprire come fanno gli altri a superarla.
Che senso ha fare una psicoterapia
La psicoterapia corrisponde ad un percorso personale, di coppia, familiare o di gruppo iniziato per scelta personale del soggetto, come precedentemente accennato.

La prima seduta è dedicata alla conoscenza reciproca fra il terapeuta ed il paziente, durante il quale si pongono le basi per la relazione e per l'intervento futuri. E' un momento importantissimo, uno dei più decisivi dell'intero percorso.
Le sedute immediatamente seguenti alla prima sono rivolte all'approfondimento della storia di vita per la comprensione delle dinamiche che hanno determinato la situazione attuale e dell'ambiente familiare oltre che delle condizioni socio-economico-religioso-culturali, alla definizione del problema portato, al chiarimento ed alla ricerca degli obiettivi che il paziente vuole raggiungere, alla conoscenza delle aspettative del paziente nei confronti della psicoterapia, ecc...

Bisogna specificare anche che ogni professionista, in base all'indirizzo di studi seguito ed alla sua personalità, può gestire in maniera differente le prime sedute e l'intero percorso terapeutico.

Non tutti gli esseri umani sono adatti ad un percorso psicoterapico, inoltre capita piuttosto spesso che chi decide di seguire un percorso (e lo porta avanti in maniera seria e determinata) è la persona più sana all'interno di un gruppo.

La psicoterapia si basa sulla capacità posseduta dagli esseri viventi (non solo dall'uomo) di analizzare, di capire, di apprendere, di imparare, di mostrare un nuovo comportamento. Il cervello umano rappresenta un'altissima opera di ingegneria, un delicato ed intricato complesso di neuroni, di sinapsi (collegamenti tra i neuroni) e di circuiti neuronali. Le esperienze esterne all'uomo sono in grado di modificare questa architettura, cioè sono in grado di farci capire e di farci imparare qualcosa di nuovo.

Imparare ad usare meglio, nel nostro caso, gli strumenti di cui siamo dotati.

Si impara ad usare le emozioni, si impara ad usare i pensieri, si impara a studiare, si impara a leggere, a scrivere e a far di conto, si impara a parlare in pubblico, si impara a guidare, a portare l'auto, si impara ad essere genitori, ad insegnare... Contrariamente a quello che normalmente si pensa, non si impara soltanto a leggere, a scrivere e a far di conto, anzi l'intero processo educativo dovrebbe basarsi sull' IMPARARE AD USARE IL PROPRIO CERVELLO. Il fatto di nascere con un Sistema Nervoso non significa automaticamente saperlo far funzionare, soprattutto per quanto concerne le cosiddette "funzioni cognitive superiori", ossia la percezione, le emozioni, il linguaggio, il pensiero, le motivazioni, l'apprendimento... Infatti, i bambini cosiddetti selvaggi, quei bambini cioè che, per accadimenti di vita, sono purtroppo stati allevati in assenza di esseri umani ed in compagnia di animali o sono tenuti in una stanza per anni, anche se del tutto normali alla nascita, più vengono scoperti in ritardo e più perderanno alcune di queste funzioni cognitive superiori come il linguaggio. Il linguaggio, come attività complessa ed altamente simbolica, viene spesso danneggiato in maniera definitiva.

Il cambiamento è un processo molto delicato che passa attraverso momenti di presa di coscienza e non credo personalmente che l'autoconsapevolezza sia adatta a tutti. L'autoconsapevolezza, prima tappa obbligata per il processo di cambiamento (un alunno qualsiasi deve aver compreso perché sbagliava per evitare di ripetere l'errore) non è essa stessa automaticamente cambiamento. Aver capito dove si sbaglia nel compiere un'operazione matematica, non significa conoscere automaticamente le strade alternative che si possono percorrere e conoscere le alternative non significa scegliere.
Inoltre, vivendo, ognuno si gestisce sulla base dei propri valori, delle proprie credenze, del proprio modo di vedere se stesso e gli altri, il proprio passato ed il futuro ed ognuno paga un prezzo e/o guadagna per il proprio tipo di gestione. Nella psicoterapia il terapeuta non dà consigli e non fornisce la propria strada o i propri valori imponendoli al pz. E' ovvio che può fungere da modello per gli altri, come possono farlo gli altri (i bambini, per es., possono prendere a modello l'eroe del cartone animato preferito), ma non desidera fare degli altri un clone di se stesso.

Piuttosto il pz che giunge in terapia spesso si sente incastrato, intrappolato in un percorso e subisce quel percorso. La psicoterapia non aiuta l'individuo ad intraprendere il percorso del terapeuta, ma piuttosto aiuta a vedere l'esistenza di altri percorsi ed aiuta l'individuo a scegliere tra i tanti possibili, quello più adatto a sé. A quel punto si può anche scegliere il percorso vecchio, quello di sempre, ma non sarà più un percorso subito, sarà piuttosto una scelta personale.

Un'ultima precisazione: l'isolamento non porta al cambiamento, si cambia in un rapporto con gli altri, si cambia nella relazione, nello scambio di idee, nel fare esperienze. Sono le stimolazioni che agiscono sulla nostra mente e spingono come varianti ambientali i processi di modellamento dell'architettura cerebrale. E' sempre il confronto con l'esterno personalmente elaborato che induce un cambiamento.

E' ovvio che questo significa che non è necessario confrontarsi per forza con l'esterno attraverso una relazione terapeutica, come dicevamo sopra. La relazione terapeutica è però uno spazio protetto all'interno del quale "posso esplorare il mondo sentendomi più al sicuro". La fiducia è un ingrediente fondamentale. Ecco perché la prima seduta è così importante per chiedersi: mi piace o non mi piace questa persona? Mi sento a mio agio o non mi sento a mio agio?
Chi è lo psicoterapeuta, che differenza c'è tra psicoterapeuta, psicologo, psichiatra e neurologo
Non vi è dubbio che regna una notevole confusione in questo ambito. Approfittiamo quindi volentieri dell'occasione per fare un po' di luce riguardo

Lo psicologo

Lo psicologo è un laureato in psicologia. Ricordiamo che, attualmente, per seguire i criteri di allineamento alla politica europea, anche in Italia la laurea in psicologia, una volta solo quinquennale, prevede un corso di laurea di 3 anni, considerato laurea non specialistica, ed un corso di altri 2 anni che completando i 3 anni precedentemente frequentati, equivalgono alla vecchia laurea quinquennale specialistica. Dal momento della divisione sono dunque presenti nell'Albo psicologi A che hanno al loro attivo la laurea di 5 anni e che sono considerati specialisti e psicologi B che hanno conseguito la laurea triennale e che sono considerati tecnici. I vecchi laureati (quelli cioè laureati prima della riforma) sono tutti psicologi A.

Facciamo presente che una persona in possesso di sola laurea, non è uno psicologo ma un dottore in psicologia mentre una persona in possesso di laurea, che abbia superato l'Esame di Stato e che si sia conseguentemente iscritto all'Albo professionale è uno psicologo.
In nessun caso si tratta di un diploma, come qualcuno crede, ma di laurea a tutti gli effetti.
In questo caso per conoscere se un professionista è iscritto effettivamente all'Albo professionale ci si può rivolgere all'Ordine Professionale degli Psicologi della Regione di residenza. L'Ordine risiede nel capoluogo di provincia della Regione. (All'Ordine risulta anche l'ulteriore qualifica di psicoterapeuta eventualmente conseguita dallo psicologo: vedi oltre).

Lo psichiatra e il neurologo

Lo psichiatra ed il neurologo sono laureati in medicina e poi specializzati, l'uno in psichiatria e l'altro in neurologia. I percorsi formativi sono profondamente differenti. La laurea in psicologia oppure in medicina formano un diverso modo di pensare al disagio e di avvicinarsi ad esso. E' più spostato sull'aspetto organicista, biologico e genetico del disagio il laureato in medicina (con le dovute eccezioni) ed è più spostato sulle variabili ambientali, sulla storia personale, sull'apprendimento e sulla capacità di cambiamento in seguito all'impegno personale il laureato in psicologia (anche in questo caso con le dovute eccezioni). Come al solito, sarebbe meglio fondere i due punti di vista e vederli come due aspetti complementari, come due facce della stessa medaglia. Il che significa che sarebbe auspicabile una buona collaborazione tra queste figure. Il fatto che sarebbe auspicabile in teoria non significa che lo è nella pratica. Di fatto la collaborazione di queste due figure è molto difficile (chi scrive oltre ad essere laureata in psicologia e specializzata in psicoterapia, sta terminando il terzo anno di studio alla facoltà di medicina e chirurgia; chi scrive si rende perfettamente conto di come si sviluppano due visioni purtroppo spesso radicalmente opposte e sembra impossibile poter realizzare un dialogo valido nella stragrande maggioranza dei casi).

Volevamo precisare che c'è differenza anche tra neurologo e psichiatra in quanto il neurologo dovrebbe intervenire in casi di problemi fisici al Sistema Nervoso Centrale piuttosto che in casi di problemi psichici che dovrebbero essere rimandati comunque allo psichiatra o allo psicologo.
Ricordo di avere accompagnato tempo fa una cara amica da un neurologo. Arrivati nello studio del neurologo, mi accorsi che la maggior parte dei casi presenti in sala d'attesa, non erano di competenza neurologica bensì di competenza psichiatrica o psicologica. Vi erano varie persone sofferenti di ansia, di depressione o di altro che non ci saremmo aspettati di vedere in quel posto, anche se la loro presenza nella sala d'attesa diceva qualcosa riguardo al modo in cui quei pazienti consideravano la propria situazione ed a come volevano che venisse considerata.

Lo psicoterapeuta

Le tre professioni che abbiamo descritto possono poi ulteriormente specializzarsi per diventare psicoterapeuti o dopo aver frequentato una scuola di specializzazione post-universitaria di 4 anni in psicoterapia oppure in seguito ad altri requisiti maturati (ci sono state varie sanatorie al riguardo che hanno reso soprattutto nel passato un po' confuso il quadro che ha continuato a mutare; infatti, in seguito alla promulgazione della legge che ha istituito la professione dello psicologo nel 1989, c'è stata la necessità di inquadrare professionisti che di fatto lavoravano da anni come psicologi senza aver conseguito una laurea in psicologia; da un po' di anni comunque, la situazione sembra andare verso una stabilizzazione sia per la professione di psicologo che per quella di psicoterapeuta). Attualmente, dunque, la psicoterapia prevede una ulteriore specializzazione di 4 anni.
A tal proposito, precisiamo che ci sono vari indirizzi nelle scuole di psicoterapia esistenti (psicoanalisi, cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, umanistico, ecc...). La psicoanalisi è solo una delle possibili specializzazioni psicoterapiche. Inoltre, la psicoanalisi non è la psicologia. La psicologia è scienza ben più vasta che comprende tra i suoi settori di studio anche la psicoanalisi.

A tal proposito va approfondita anche la differenza tra l'operato dello psicologo e quello dello psicoterapeuta.
Lo psicologo non dovrebbe fare un percorso di psicoterapia con un paziente. Il compito dello psicologo è quello di giungere ad una diagnosi specifica per quel caso e solo in seguito ad essa, inviare il caso presso uno psicoterapeuta. Lo psicologo può dunque fare consulenza e colloqui di sostegno, molto spesso limitati nel tempo, ma non psicoterapia.
E' chiaro che l'intervento psicoterapico è differente da quello medico in quanto presuppone l'impegno del paziente ed il suo doversi impadronire di un ruolo attivo, il suo rendersi responsabile della guida della sua vita. Il paziente che si rivolge ad un medico è invece più interessato ad una visione passiva dei suoi problemi, del tipo "Non posso farci niente, fai tu qualcosa per me."
In questo i due tipi di intervento sono opposti (ci piacerebbe poter dire che sono complementari, ma non è questo lo spirito con il quale sono tuttora vissuti) l'uno all'altro.
In molti casi, comunque, la stretta collaborazione tra le differenti figure professionali senza che l'una cerchi di scalzare l'altra e di metterla in secondo piano agli occhi del paziente sarebbe la cosa migliore nell'interesse di quest'ultimo, fermo restante la libertà di scelta del paziente stesso di considerare la sua vita come meglio gli aggrada.

Il concetto espresso sopra, concernente la differenza nel modo in cui un paziente tende a considerare la sua situazione e la conseguente scelta di una visione psichiatrica piuttosto che psicologica, non può essere approfondita in questa sede.
La scelta dello psicoterapeuta
E' indubbiamente una scelta delicata e sfortunatamente non sempre riesce bene. Nessuno psicoterapeuta si trova bene e si incastra con tutti gli esseri umani esistenti per quanto bravo possa essere e per quante competenze possegga; allo stesso modo, nessun paziente potenziale si troverebbe bene con tutti gli psicoterapeuti esistenti. La delicatezza della scelta dipende dal fatto che, per quanto si conosca una persona, bisogna poi entrare nel vivo e concederle almeno una parte di fiducia prima di poter dire se ci si trova bene. Purtroppo questo potrebbe determinare una serie di frustranti passaggi da un terapeuta all'altro che potrebbero stancare anche la persona più determinata oppure la sottomissione a rapporti dove nessuno dei due si trova bene con l'altro. Infatti, contrariamente a quanto si pensa che sia solo il paziente a doversi fidare dello psicoterapeuta ed a trovarsi bene con lui, in realtà per riuscire a lavorare bene insieme è anche il terapeuta che deve sentire di poter lavorare insieme al paziente.

E' considerato diritto di uno psicoterapeuta rinunciare ad un lavoro che non sente di volere/potere seguire.

In linea di massima, sarebbe opportuno potersi informare prima piuttosto che scegliere casualmente. Certo, neanche in questo caso è garantito che la scelta si riveli felice.

Ricordiamo a questo proposito un uomo che, trovandosi di passaggio presso uno studio, aveva citofonato. Il terapeuta in quel momento era libero ed aveva accolto la sua richiesta di un colloquio informale su che cosa sia la psicoterapia e solo dopo quel colloquio e dopo aver fatto la conoscenza diretta del terapeuta aveva deciso per la terapia prendendosi nel frattempo del tempo per riflettere.


Maria Cristina Foglia Manzillo
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