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06/06/2016, 15:04

silenzio, rumore, mare, montagna, stress, vacanza.



Perché-abbiamo-ucciso-il-silenzio?


 Questa estate ero in montagna all’inizio di giugno nei giorni che sembravano far presagire una stagione estiva normale da noi nel Nord Italia.



Questa estate ero in montagna all’inizio di giugno nei giorni che sembravano far presagire una stagione estiva normale da noi nel Nord Italia.

Pur amando mare e montagna dello stesso amore, mi rendo conto che la montagna può significare riposo più che il mare. Ciò che amo tanto, oltre all’aria fresca ed al verde contesto, è il SILENZIO che la contraddistingue. Chi va in montagna in estate meno frequentemente sente rumori di discoteche all’aperto, radioline in mano ad escursionisti, cuffiette infilate nelle orecchie rimanendo indifferenti a ciò che ci sta intorno, auto da cui emergono roboanti canzoni vomitate fuori ad alto volume in un esibizionismo spudorato dei propri gusti personali, gusti discutibili per molti di coloro che sono costretti ad ascoltare.
Quindi, dovendo entrare in un bar nella valle di Gressoney per far merenda con un gelato insieme a mia sorella ed ai miei due nipotini, sono stata sorpresa dalla musica di cui si era dotato, nel frattempo, quel bar e mi sono chiesta quanto tempo mancasse ancora per l’invasione rumorosa del resto dei monti. E così, almeno per quella volta, avevo dovuto dire addio al godimento tranquillo del profilo del Monte Rosa sullo sfondo, del verde del parco intorno a me, delle gradevoli vocine dei bimbi che giocavano e del normale parlottio della gente. Tutta l’atmosfera era invasa dai toni di canzoni, anche aggressive, e comunque discordanti con la piacevole amenità del luogo.

E’ da quando ero bambina che vado accorgendomi della progressiva agonia del silenzio. Negli ultimi anni avevo avuto qualche avvisaglia che l’agonia cominciasse ad invadere anche la montagna.
Temo che tutto questo vada di pari passo con la difficoltà a stare a contatto con se stessi e con il desiderio e la irrefrenabile necessità di non pensare, di allontanarsi da sé e di spegnere la propria voce interiore.

Una delle esperienze in merito è stata vissuta proprio sulle montagne di casa nostra, quelle del lago di Como. Eravamo andati in gita sulle montagne del versante ovest. Ci trovavamo, per la precisione, al rifugio Venini. Dopo cena eravamo andati a vedere il cielo con alcune guide ed avevamo avuto modo di utilizzare il piccolo osservatorio vicinissimo al rifugio. Al termine della serata, volevo andare a letto e mi sono ritirata in camera. Non ero l’unica persona nel rifugio ad averlo fatto. Vi erano altri ospiti insieme a me che stavano cercando di addormentarsi e, dopo un’oretta, sarebbe arrivato anche mio marito.
Dopo pochi minuti che ero entrata in camera, al pianterreno è iniziata una serata sfrenata i cui rumori arrivavano indisturbati al piano di sopra.  Sentivo benissimo le voci e mi accorsi di quelle appartenenti ad alcuni dei nostri amici, di una persona in particolare tra di loro.
Mio marito, trovandomi sveglia dopo un’ora, mi spiegò che la caciara era stata promossa proprio da lui, casinista noto, ma, all’obiezione mossa da altri che qualcuno era andato al piano di sopra per riposare, il gestore rispose: "Se la cosa non è gradita, se ne possono anche andare."
L’avvenimento mi fu riferito il giorno seguente da un’altra amica del nostro gruppo che era tra coloro che avevano mosso l’obiezione e mi venne confermata dal resto del gruppo.
Non mi era capitato mai un rifugio casinista in cui non si riuscisse a riposare e quello fu la terza brutta esperienza del genere in montagna.

Le prime due furono in Trentino Alto Adige: la prima avvenne durante una delle vacanze più belle e riposanti che io abbia mai fatto in cui l’unica parentesi sgradevole fu l’arrivo nel campeggio di un gruppo di romani, gli unici a fare chiasso, oltre che nel pomeriggio, fino a tarda notte. E la seconda durante un’escursione alle 3 Cime di Lavaredo in cui trovammo un pellegrinaggio di persone, soprattutto adolescenti, in salita lungo un percorso reso facile da colate di cemento.
La montagna è fatta di sacrificio, fatica, pazienza, attesa, rispetto. La montagna è salutarsi lungo il percorso, è difficoltà, è aiuto l’uno dell’altro, è solidarietà, è soddisfazione di essere riusciti ad arrivare. E finché la si lascia tale, ci si sceglie simili e ci si riconosce tra coloro che vanno in montagna per viverla ed apprezzarla per quella che è. Insomma, ci si seleziona come in tutte le situazioni di vita.  L’atmosfera è completamente opposta rispetto a quella di chi frequenta ed ama il mare e guardare quell’affollato pellegrinaggio adolescenziale, verso le tre cime, indifferente e scocciato con sulle orecchie le cuffiette per ascoltare musica ed in mano una caramella da scartocciare per gettarne con noncuranza l’involucro sulle rocce lungo il percorso, aveva fatto inorridire chi di noi in montagna cercava la pace ed il riposo.
 

Così, quest’anno, dopo tanta acqua, piogge e temporali su al Nord, sono approdata al mare del Sud: scalo fisso a Cava dè Tirreni, a casa di mia madre, e scalo pendolare al mare a Marina di Eboli. Arriva il primo agognato giorno di mare. Finalmente eravamo in paradiso, c’era perfino il sole, quest’anno anch’esso in agonia al Nord. Tutti quelli del gruppo familiare, che si ritrovavano dopo mesi o dopo un anno intero, erano in acqua. Decido di stendermi a riposare sul lettino, comodissimo, e guardo la mia famiglia ed alle sue spalle l’incanto della distesa spiegata ed intensamente azzurra del mare. Quella tinta così azzurra ed intensa da sfiorare il dolore. Stupenda l’acqua ai piedi di un incantevole cielo assolato ed allegro. Ed ecco alla mia destra la bellissima costa che da Salerno porta ad Amalfi e a Positano.
A tratti chiudo gli occhi per ascoltare il suono del mare, lo sciabordio delle onde, il risciacquarsi e l’avvolgersi dell’acqua salata all’incontro con la riva quando il suo profilo diventa sempre più sottile e termina al limitare tra la sabbia bagnata e quella asciutta per poi ritirarsi e ricominciare il ciclo. "Stupendo": penso, respirando e godendo del profumo di mare intorno a me. La mente diventa sgombra, fuori tutto e tutti, esiste soltanto ciò che riempie i miei occhi, la vista ed i suoni di questa immensa meraviglia.
Penso speranzosa: "Adesso sì che posso iniziare a riposarmi. Era ora!"

Ma mi investe l’accensione della radio del Lido. Non ho parole, mi sento affranta, anzi mi sento come Paperino in vacanza. E tutta la magia, il riposo, lo sgombro della mente vengono investite da parole, suoni, suoni, parole, parole, suoni in un caos che mi travolge e mi stupisce mentre mi dico che dovevo aspettarmelo, dovevo pensarci prima e me la prendo con il mio inguaribile ottimismo oppure con la mia stupida ingenuità che pensa che in questo mondo ci sia ancora un posto adatto al riposo mentale. Ma cosa ci prende in questa società che abbiamo così disperatamente bisogno di stimoli, di musica, di parole, di tutto, che abbiamo bisogno di allontanarci da noi stessi in una maniera così potente, che ci stressiamo in ogni modo possibile per poi correre in farmacia ad acquistare psicofarmaci per poter dormire!?
                                                
Perché oggigiorno non si può mangiare una pizza senza dover parlare con gli amici cercando di superare la musica di "sopra fondo" (non me la sento di scrivere sottofondo! Francamente e, nelle rare volte in cui si tratta davvero di sottofondo, finisce talmente in sottofondo che mi chiedo che senso abbia continuare a mantenere acceso lo stereo, la radio o quello che è!).

E dove sono finiti coloro che, sulla spiaggia si portavano i libri o i giornali, stupidi, superficiali, profondi, impegnati, quello che volete. Dove sono finiti, accidenti? Devo vergognarmi se vi dico che anche io ce l’avevo un libro in borsa e che finalmente contavo di potermi coccolare un po’ con una buona lettura?

E perché allo stesso modo non si può andare al ristorante, ed ora non si riuscirà più neanche ad entrare in un bar e gli stessi treni (le "Frecce" iniziano ad insegnare) diventeranno sempre più aggressivi con la loro necessità di fare pubblicità e di raggiungerti dappertutto?

Perché quando ci ritroviamo in metropolitana, tra un treno e l’altro, hanno messo degli schermi video che parlano, cantano, cantano, parlano, parlano, cantano, cantano, parlano? Ed il rumore di Internet? Assordante, continuo, scocciante. Neanche nella tua casella mail sei al riparo dal rumore! Inaudito!!

Ricordate il film "Sette anni in Tibet", quando i cinesi invadono Lhasa, montano altoparlanti dappertutto e rumori guerreschi conquistano l’aria di un inquinamento sgradevole? Beh, i tibetani non l’avevano scelto. E noi?

E’ da un po’ che non prendo l’autobus: vi prego, non ditemi che stanno inserendo schermi canticchianti e parlanti anche lì!

 

Maria Cristina Foglia Manzillo



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