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06/06/2016, 15:13

imparare, apprendimento, cambiamento, sviluppo, spontaneit, impegno.



Cambiare-ed-imparare:che-follia!


 DESTINATARI: alle persone di cattiva volontà, a tutti coloro che pensano e sperano ancora di non poter imparare!



DESTINATARI: alle persone di cattiva volontà, a tutti coloro che pensano e sperano ancora di non poter imparare!

Lo chiedo a volte ai miei pazienti, i quali non rispondono mai in modo da far comprendere che c’è stata una riflessione al riguardo: "Secondo lei, si può cambiare?". Se rispondono di sì (di solito timidamente: magari pensano che mi aspetto che mi dicano di sì!), chiedo come si fa a cambiare secondo loro.

Nessuno, ma proprio nessuno risponde! Il cambiamento è un atto m.i.s.t.e.r.i.o.s.o ... profondamente incomprensibile, a volte neanche contemplato o considerato possibile.

Peccato! Dico loro che noi esseri umani ci offendiamo spesso per i giudizi altrui, anche semplicemente supposti, eppure le peggiori offese arrivano da noi ed a noi sono rivolte! Eh sì, perché ci giudichiamo incapaci di imparare! Incapaci di apprendere, di modificare qualcosa. Praticamente ci diamo degli "impediti", ci diciamo che siamo "stupidi" e lo facciamo noi stessi! Abbiamo milioni di neuroni, potenziali connessioni tra neuroni che attendono di svilupparsi, una Ferrari parcheggiata in garage e ci consideriamo così stupidi da non sapere che cosa farcene!

Cosa significa "cambiare" se non "imparare"? Ed allora che cosa significa "imparare"? Nella maniera più banale possibile spiego che imparare vuol dire: fare in questo momento qualcosa che non si sapeva fare un po’ di tempo fa.  Quasi tutto quello che facciamo oggi non lo facevamo nel momento in cui siamo nati e la maggior parte di ciò che facciamo oggi lo abbiamo imparato. Visto che non si collega di solito il cambiamento con l’imparare, vuol dire che non è scontato che lo sia. La vita intera è strutturata sull’imparare, da quando veniamo al mondo.

A onor del vero, la possibilità di imparare ci è stata fornita geneticamente ... quindi impariamo con la complicità della GENETICA ma grazie all’interazione complicata e sconvolgente con quell’ambiente di cui minimizziamo l’impatto sulle nostre vite. Con il tempo tutti noi abbiamo imparato, ma non era spontaneo o solo previsto dalla genetica che noi imparassimo. Ovvero, bisognava avere un apparato geneticamente determinato ma senza la stimolazione adeguata dell’ambiente non si sarebbe mai manifestato l’effetto di un certo tipo di apprendimento.

Prendiamo il linguaggio, ad esempio. La maggior parte di noi ha imparato con facilità, tanto che parlare sembra un’attività "spontanea" e "naturale". Ma se togliete un bambino dall’ambiente giusto per apprendere il linguaggio e lo isolate (come è capitato nel corso della storia ad alcuni "bambini selvaggi" e come immagino succeda ancora, ahimè, in qualche parte del mondo) otterremo, se il bimbo ritorna nella cosiddetta "civiltà" e se proviamo ad insegnargli il linguaggio, nel migliore dei casi una ripetizione di poche parole. Inizialmente potrà entusiasmarci e potremmo gioire dei progressi ma poi il processo si fermerà. E quello che sarebbe stato un naturale e spontaneo atto di apprendimento si ferma ben prima dello sviluppo di un linguaggio che è molto più di un insieme di nomi. I bambini selvaggi ci forniscono un interessante punto di vista sulle interazioni tra genetica ed ambiente esterno e ci forniscono anche un osservatorio privilegiato su che cosa significhi "spontaneità".

Noi esseri umani confondiamo, confondiamo ciò che non possiamo cambiare (credendolo molto più vasto di quanto non sia in realtà) con la naturalezza, la spontaneità di certi nostri comportamenti. 

Il ragionamento medio: questo comportamento (arrabbiarmi facilmente, ad esempio) mi viene SPONTANEO, quindi vuol dire che è NATURALE e che fa parte di me, quindi NON SI PUÒ’ CAMBIARE. Anzi le persone dicono questa frase: NON POTREI CAMBIARLO NEANCHE SE LO VOLESSI. Peccato che spesso la spontaneità è soltanto ciò che consegue al consolidamento di un apprendimento pregresso. E’ l’effetto terminale di un atto super-appreso che è diventato talmente automatico da essere vissuto come naturale, o, come diciamo noi, "spontaneo".

Ma torniamo pure alla definizione: fare qualcosa che prima non si sapeva fare. Ma fare cosa?

C’è stato un periodo nella nostra vita in cui non sapevamo che quello che era intorno a noi non lo vedevano quelli che erano lontani da noi. Il mio nipotino, poco tempo fa, mi ha detto, parlando con me a telefono: "Zia, guarda com’è bella la mia moto!" Ed io: "Tesoro, di quale moto parli? (Com’è facilmente prevedibile, ne ha più di una)" Lui: "Questa qui." Ed io: "Ne hai tante. Di quale stai parlando, visto che io non posso vederla?" Lui, arrabbiandosi: "Ma, zia, parlo di quella che ho in mano!".

C’è stato un periodo, dicevo, nella nostra vita in cui non sapevamo passeggiare, non sapevamo chiacchierare, non sapevamo rispondere al telefono. I miei nipotini, ancora piccoli, interrompono la telefonata di botto, senza saluto! Mentre sto parlando con loro, loro hanno smesso di dirmi quello che volevano e, senza neanche aspettare una mia risposta, ecco che hanno passato il ricevitore alla mamma, mia sorella, la quale mi dice: "Eh, scusa, Cristina, ma mi hanno passato il telefono!"
Di questo periodo della nostra vita, da grandi, noi perdiamo le tracce e sembra che siamo "nati adulti", a meno che non succeda un incidente che ci fa perdere qualche funzione. Allora scopriamo che non è affatto spontaneo, o naturale, e neanche scontato che la storia segua questo percorso.

Tornando alla normalità: i bambini andranno a scuola ed impareranno che esiste il passare del tempo. I miei nipotini dicevano da piccoli: "Ieri farò..." oppure "Domani ho fatto...". O ancora, il più piccolo quando aveva appena 3 anni, un giorno disse: "Zia, io ho smesso di compiere gli anni!"
Ma che cosa si può imparare nella vita? Dite la verità che vi viene da rispondere: a leggere, a scrivere ed a far di conto, giusto? Al massimo impariamo a guidare l’auto, impariamo una lingua straniera ... pardon ... alcuni di noi imparano una lingua straniera.

Ricordo ancora il primo giorno delle scuole medie in cui è entrata in aula la professoressa di inglese. Fino a quel momento continuavo a dirmi come fosse possibile imparare un’altra lingua. Ragazzi, stiamo parlando di un’altra lingua! Io, da curiosa bimba di 10 anni, ricordo che passavo le ore a rifletterci e mi sembrava sempre più impossibile fino a quando ... quel meraviglioso giorno ... la professoressa entrò dalla porta dicendo: "Good morning!" e poi "Stand up, please."  E ci fece cenno con le mani che ci alzassimo.
Ero ritornata a casa eccitatissima, ero entrata nella casetta della portinaia del palazzo, una donna molto familiare per noi, ed avevo trovato mia madre. Ero entrata come una furia dicendo : "Mamma, ho imparato come si dice buon giorno in inglese ..." ed ho stipato l’aria di tutte le parole che avevo imparato e che a me sembravano già moltissime." Nel tempo ho imparato a parlare inglese ed oggi lo parlo con una certa tranquillità.

Ma vi darò un’altra buona notizia ... per alcuni, cattiva notizia per altri. Noi esseri umani non impariamo soltanto a leggere, scrivere, far di conto, chiacchierare, passeggiare, parlare una lingua straniera. Impariamo anche le regole della socializzazione, impariamo a gestire i problemi da come li vediamo gestire a nostra volta (non in base a come li abbiamo impressi nel nostro codice genetico), impariamo a dare un’interpretazione degli eventi, impariamo come bisogna reagire emotivamente a quegli eventi e cosa bisogna rispondere, cioè come dobbiamo comportarci ... durante una cena, andando al mercato, in montagna, in aereo. 
Impariamo a diventare tesi, impariamo a calmarci ed a rilassarci, impariamo a catastrofizzare, impariamo l’ottimismo, impariamo il realismo ed anche il pessimismo, impariamo a generalizzare, impariamo a non generalizzare, impariamo a parlare in pubblico, impariamo a non saper parlare in pubblico, impariamo a scappare dalle responsabilità e quindi impariamo ad evitare, impariamo a mettere ordine, impariamo a mettere tutto in disordine, impariamo a svolgere un lavoro, impariamo a comunicare, impariamo a non comunicare, impariamo a vivere la frustrazione, impariamo a non saper vivere la frustrazione, impariamo ad aggredire, impariamo a sparare, impariamo a subire, impariamo a difenderci, impariamo a non difenderci, impariamo ... impariamo ... impariamo!

Ed impariamo ad attribuire questo apprendimento alla genetica, più spesso se il comportamento mostrato è negativo (Io non posso farci niente! Bisogna prendermi così come sono!), o all’ambiente, più spesso se il comportamento è positivo (Guarda cosa sono riuscito a fare! Che bravo che sono stato!).

Quindi ... tutte le volte che nasce un bambino ... io penso: "Bene, la natura nella sua espressione genetica, lo doterà di un hardware (il cervello) e la natura, nella sua componente ambientale ed esperienziale, gli monterà su una serie di software (programmi per camminare, chiacchierare, rispondere al telefono, litigare, amare, odiare, parlare in pubblico, scegliersi un partner, aggredire, ecc ...). "Ma, buona e cattiva notizia allo stesso tempo, il software è passibile di cambiamento." Questo rende conto di una parte del senso della psicoterapia!
Dicevo che è una buona ed una cattiva notizia allo stesso tempo.
E’ una buona notizia, anzi ottima, straordinaria, per coloro che hanno voglia di imparare per migliorarsi, di modificarsi in positivo, lo credono possibile e si impegnano per farlo, anche quando hanno superato la "tenera età".

E’ una cattiva notizia, anzi pessima, da cancellare, per coloro che ritengono che "Non c’è niente da fare! Sono fatto così.". Un modo elegante per dire che non è colpa nostra, che non possiamo farci niente, che è una cosa genetica, altro che imparare! E’ per questo che io dico che le peggiori offese sono quelle che ci facciamo da soli, ci diamo degli stupidi da soli, senza che nessuno ce lo dica: "Badate che io non sono capace di apprendere, di imparare per migliorarmi. Sono fatto così e tanto basta!" In questo caso, è ancora più semplice apprendere qualcosa di negativo ... non ce ne accorgiamo! 

E’ come l’acqua che si riscalda pian pianino, non la percepiamo ed infine ... Qualcuno di voi ha già conoscenza dell’esperimento della rana bollita? Se caliamo una rana in un pentolone con acqua bollente, la rana schizza via! E si salva! Se la caliamo in acqua a temperatura ambiente e la riscaldiamo lentamente fino all’ebollizione, la rana muore perché si adatta alla temperatura esterna e non percepisce i suoi lievi e lenti aumenti. Così si rischia, inconsapevolmente, di morire ... senza neanche accorgercene!

Inoltre, la possibilità meravigliosa e straordinaria espressa dal nostro cervello potenzialmente così eccezionale da riuscire anche a riprogrammarsi per migliorare (se solo quello stesso cervello lo crede possibile!) ha un attributo che a noi esseri umani piace poco o anche meno, NON PIACE AFFATTO: costa FATICA! Ogni apprendimento costruttivo (come ogni atto di costruzione!): leggere, scrivere, far di conto, suonare il pianoforte, imparare una lingua straniera, sostenere una conversazione, parlare in pubblico, reggere la frustrazione, coltivare un rapporto sano con il proprio partner hanno richiesto un periodo di assimilazione e quindi una fatica, uno sforzo, un lavoro, il classico IMPEGNO che non ci sentiamo di mettere mediamente nelle cose che facciamo.

Nessuno imparerà l’inglese SOLO ascoltandolo dormendo! Ma proporlo serve ottimamente per imparare a fare soldi!
E così il concetto di IMPEGNO è diventato una delle peggiori bestemmie del nostro tempo!
Ma un premio finale, a chi ancora ci crede e persegue l’atto dell’impegnarsi per imparare qualcosa di costruttivo, è assolutamente dovuto. Qui si che sarà spontaneo far seguire al nostro impegno un sano orgoglio verso ciò che siamo stati in grado di fare.
E, sappiate, senza impegno per migliorare, nessun SANO ORGOGLIO DI SE’ verrà spontaneamente a trovarci tra le intime pieghe del nostro sentire.





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