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06/06/2016, 15:02

omosessualit, pregiudizi, accettazione omosessualit, parti maschili, parti femminili, sentirsi uomini, sentirsi donne.



Intervista-con-un-paziente-omossessuale.


 Intervista con un essere umano considerato su questo pianeta di “sesso maschile” al quale piacciono dal punto di vista psicologico, fisico e sessuale altri esseri viventi definiti anch’essi di “sesso maschile”.





Intervista con un essere umano considerato su questo pianeta di "sesso maschile" al quale piacciono dal punto di vista psicologico, fisico e sessuale altri esseri viventi definiti anch’essi di "sesso maschile".

Ci parli liberamente della sua omosessualità.
Essere omosessuale significa tutto e niente. Niente perché in realtà siamo persone come tutte le altre con i nostri pregi e i nostri difetti. Significa tutto o meglio tanto, perché abbiamo la consapevolezza che in tutti noi ci sono una parte maschile e femminile che convivono. Consapevolezza che probabilmente buona parte degli eterosessuali non hanno.

Ci potrebbe dire quali parti considera maschili e quali femminili?
Sicuramente, per quanto mi riguarda, considero la grande emotività che mi caratterizza come un aspetto femminile. Anche la profonda sensibilità che ho la considero un aspetto femminile. E questo non perché non ci siano uomini eterosessuali che non siano emotivi o sensibili; però bisogna ammettere che, in genere, queste caratteristiche sono più diffuse in una buona parte dell’universo femminile ed in una parte minore dell’universo maschile. Ovviamente sto generalizzando perché poi ogni persona è diversa dall’altra, sia che sia maschio o femmina. Il resto della mia persona lo considero maschile, com’è giusto che sia: l’aspetto fisico, la voglia di apparire maschile nel look, le movenze. Possono sembrare cose superficiali ma per me è così. Poi ci sono caratteristiche di noi che non si possono catalogare: la tenacia, l’intelligenza, il desiderio sessuale più o meno accentuato. Chi può dire se sono una parte maschile o femminile di noi stessi?

Che cosa significa per lei essere omosessuale?
Se questa domanda mi fosse stata posta una decina di anni fa probabilmente avrei detto che per me era una tragedia. Adesso, avendo vissuto molte esperienze, dico semplicemente che per me l’omosessualità non è una scelta ma è un orientamento sessuale che sicuramente ho fin dalla nascita. Perché omosessuali si nasce, non lo si diventa. Semmai la scelta sta nell’accettare questa condizione di vita. Che poi, lo ripeto, si tratta per lo più di un orientamento sessuale. Per il resto mi sento "uguale" a tutti gli altri.

Quando ha scoperto di esserlo?
L’ho sempre saputo dentro di me. Certo a sei anni non sai cosa vuol dire la parola omosessualità. Però ti senti diverso dagli altri tuoi compagni di classe. Capisci che sei attratto dai ragazzi anziché dalle ragazze. E poi, se per caso non te ne rendi conto, ci pensano gli altri tuoi compagni di classe a fartelo capire prendendoti in giro per la tua diversità, chiamandoti "frocio" o "mezza femmina". E questi sono i momenti più duri che ti condizioneranno per il futuro.

Ma Lei si sente uomo o donna?
Le rispondo di getto: mi sento un uomo. Perché il fatto di essere attratto dai maschi non significa sentirsi una donna. Molti fanno confusione. Pensano che i gay siano delle donne mancate. In realtà non è così: c’è il soggetto molto maschile, quello da noi definito insospettabile, c’è quello un po’ più effeminato, poi c’è il transessuale, vale a dire quell’individuo nato maschio che in realtà vorrebbe essere una donna. Io mi sento semplicemente un uomo attratto da altri uomini, a cui non piacciono le donne da un punto di vista di attrazione sessuale. Tutto qui.

Accetta la sua condizione di omosessuale?
Adesso sì. E’ vero, di me lo sanno in pochi, tranne ovviamente quelli che come me trovo negli ambienti gay. Mia madre non lo sa. E’ anziana e non mi va di affrontare l’argomento, anche se mi rendo conto che non è una persona omofoba. Il fatto di non dirlo è semplicemente per me una scelta. Tutto qui. Però accetto la mia condizione. Mi sarebbe piaciuto essere un po’ più maschile come modi, come voce. Probabilmente ho ancora dei condizionamenti di quando ero bambino e venivo preso in giro. Per il resto mi va bene essere attratto dagli uomini. Mi piacerebbe avere di nuovo una storia, la vorrei profonda e seria. Ma va bene comunque così. Il mio migliore amico è gay come me ed è bello avere una persona cara con cui confrontarsi giorno per giorno. Per cui sono fortunato da questo punto di vista.

Quali sono stati gli aspetti più difficili da vivere della sua condizione?
Purtroppo la Lombardia è una regione molto progredita dal punto di vista delle aziende, della sanità, ecc. ma siamo ancora a livello di Medio Evo per quanto riguarda l’omosessualità. Ovviamente non sto parlando delle grosse città, ma dei piccoli centri. Dei paesi. Mi disturbano ancora certe battute che si sentono al lavoro oppure in giro. Mi manca la spontaneità di tanti piccoli gesti che gli eterosessuali fanno in pubblico, ad esempio tenersi per mano, baciarsi. Io mi sentirei a disagio a farlo con un mio compagno. E questo un po’ è triste. Però, penso che la vita è difficile per tutti e che i problemi siano altri. Probabilmente mi sarebbe piaciuto nascere in qualche stato straniero più aperto all’omosessualità. Poi, però, penso che ancora oggi ci sono degli stati dove veniamo addirittura condannati a morte se ammettiamo la nostra diversità. Per cui mi ritengo abbastanza fortunato da questo punto di vista.

Chi sono i peggiori nemici degli omosessuali?
Bella domanda... Mi verrebbe da rispondere subito che noi omosessuali molto spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi. Mi riferisco a quando vado in certi locali e vedo molte persone che enfatizzano movenze femminili che magari nella vita di tutti i giorni non hanno oppure fanno discorsi talmente superficiali che non stanno né in cielo né in terra. Soprattutto le nuove generazioni, i giovanissimi. Poi, però, se rifletto più attentamente mi rendo conto che la superficialità è, purtroppo, una caratteristica di molti giovani di oggi, come pure la maleducazione e certi comportamenti non proprio di "classe". Non si tratta quindi di eterosessualità od omosessualità, ma di nuove generazioni. Per cui mi ricollego alla domanda precedente, rispondendo che la differenza tra omosessualità ed eterosessualità sta soltanto nel pregiudizio che purtroppo ancora oggi resiste. Non ci si rende conto che si tratta solo ed esclusivamente di orientamento sessuale, che tra l’altro come dicevo all’inizio non è una scelta ma fa parte di ognuno di noi.

Grazie di cuore.

Intervista ad una bellissima persona (un mio ex paziente) di cui io provo un profondo affetto ed una grande stima.

Nunzio Nasti




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