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06/06/2016, 15:45

rilassamento, scuola, insegnante di sostegno, psicologa, Master in tecniche di rilassamento, supervisore, sentirsi in gabbia, immaginare.



Rilassamento-a-scuola:-un-lavoro-ben-fatto-di-una-nostra-allieva-psicologa


 rilassamento, scuola, insegnante di sostegno, psicologa, Master in tecniche di rilassamento, supervisore, sentirsi in gabbia, immaginare.




PREMESSA (di Maria Cristina Foglia Manzillo): Elisa Stefanati, psicologa, è una delle nostre allieve nel Master in tecniche di rilassamento. Io sono il suo supervisore personale nell’apprendimento del rilassamento e lo scorso anno abbiamo condiviso un ottimo percorso insieme, iniziato con difficoltà e terminato brillantemente. Ad un certo punto del percorso, Elisa ha condiviso con me una bella esperienza lavorativa ed ho pensato che, vista la qualità del suo operato, fosse importante sia condividerlo con i colleghi per premiare le capacità di Elisa sia per rinforzare le infinite potenzialità di tutti gli allievi che a volte non osano uscire dal seminato e mettersi alla prova anche quando ne hanno le piene capacità. Sapendo quanto è importante che una loro pari faccia da modello piuttosto che noi insegnanti, troppo spesso percepiti come avversari e dall’altra parte della barricata, ho immenso piacere a che questo scritto arrivi agli altri allievi. Inoltre, ho chiesto ad Elisa se era d’accordo nel pubblicarlo sul nostro sito.
Ringraziando Elisa per aver accettato generosamente entrambe le proposte, diamo ora la parola a lei.

ARTICOLO (di Elisa Stefanati):

Daniele (il nome è inventato) è un bambino che frequenta le scuole elementari con problemi nella sfera emotiva e quindi nel comportamento, ha difficoltà di relazione con i propri pari, una certa rigidità mentale e non accetta le frustrazioni. Dal punto di vista didattico, invece, non ha quasi nessuna difficoltà. Ma questa difficoltà emotiva talvolta compromette anche la didattica.

Dopo averlo presentato brevemente, passo alla descrizione della giornata odierna.

"Oggi giornata tranquilla a scuola. Essendoci sciopero generale, molti insegnanti e molti ragazzi delle medie non erano presenti e nemmeno la ragazzina che seguo. Quindi durante la mattinata ho optato per fare programmazione e abbellire la scuola, assieme ad un’insegnante di sostegno, anch’essa "disoccupata".

Alle 11.00 sono poi andata alle elementari: il bambino che seguo era presente, mentre la maestra di classe era assente. Al suo posto c’era una supplente che aveva deciso di far giocare i bambini, ognuno come voleva, e di fare unicamente sorveglianza (era una sorta di sciopero anche questo, ma dovendo mantenere la scuola aperta alcune maestre sono obbligate a venire lo stesso, come in questo caso).

Il bambino che seguo (Daniele) si è subito messo a giocare con altri 3 bambini con un gioco in scatola. Ma dopo pochi istanti, Daniele ha cominciato a litigare e picchiare Andrea, un altro bambino del gruppetto. Sono intervenuta; quando ho chiesto cosa fosse successo, Daniele mi ha detto che i compagni imbrogliavano, Andrea invece che era tutto regolare.

Poiché nemmeno Andrea è uno stinco di santo, ho proposto loro di partire da capo, visto che avevano appena iniziato a giocare e così hanno fatto. Poi ho osservato meglio la situazione, da lontano. Di lì a poco la situazione si è ripresentata: Daniele è scoppiato a piangere e, appena ha visto che mi dirigevo verso di loro, è scappato di corsa fuori dalla classe.

Ma ora tutto mi era chiaro: i bambini avevano tirato il dado per vedere a chi toccava cominciare e Daniele non era il primo! Non avevo mai assistito ad un simile comportamento perché non mi era mai capitato di vederli impegnati in giochi in scatola; invece ogni tanto questo comportamento emergeva a ginnastica, anche se in modo meno irruento.

Ho rincorso Daniele e ho provato a spiegargli la situazione, ma era davvero troppo arrabbiato per capire e anche per ascoltarmi. Si è fermato sul giroscale, gridando a squarciagola e piangendo incessantemente come un bambino dell’asilo nido ...

Ho provato a farlo risalire, prima con le buone, poi con le cattive, poi proponendogli giochi diversi e di stare fuori dalla classe ... ma la situazione non migliorava. Era l’ultima ora della settimana ed era molto stanco.

Poi l’illuminazione! Perché non provare con il rilassamento?? Nell’aula di sostegno, accanto a quella di Daniele, c’è un materasso e una coperta. Possibile che non mi sia mai venuto in mente?!?

Ho proposto a Daniele di distendersi sul materasso e gli ho detto che gli avrei letto una storia. E lui ... ha accettato! Una volta sdraiato, gli ho proposto di fare rilassamento (spiegandogli in 2 parole cosa vuol dire) e che l’unica cosa che avrebbe dovuto fare era chiudere gli occhi ed ascoltarmi.

Dopo alcuni momenti di incredulità ("Ma davvero maestra??"), ho cominciato più o meno dicendo così, mentre lui era già sdraiato supino:
"Adesso ascolta il tuo respiro ... l’aria entra dal naso ed esce dalla bocca ... fai qualche respiro ... inspira ed espira ...
Le mani sono distese lungo i fianchi ... le gambe sono rilassate ... la bocca è un po’ aperta ... appena appena ...

Senti le braccia pesanti ... come una valigia piena di cose ... la mano è pesante, il polso è pesante, tutto il braccio è pesante ... [più o meno stessa cosa per gambe e tronco].

Adesso, immagina una montagna ... in cima alla montagna c’è la neve, senti l’aria fresca, l’aria fresca entra nelle tue narici ed esce dalla bocca.
Sulla montagna ci sono tanti animali ...

Ad un certo punto, si avvicina un cervo ...
Il cervo ti guarda ... ha degli occhi molto grandi e scuri ... restate a fissarvi per qualche momento ...
E poi se ne va ...

Nel cielo c’è un bel sole ... che ti riscalda la pelle ... ti riscalda le braccia, le gambe, la pancia e la schiena ...
Questo calore ti fa sentire bene e ti rilassa ... rimani ad ascoltarlo ancora per qualche minuto ...

Adesso comincia a muovere le dita delle mani e dei piedi ... poi le mani ... i piedi ... stiracchiati, come fai la mattina, quando ti svegli ... E alla fine, quando te la senti, apri gli occhi ..." FINE

Daniele, mi guarda, sorride e mi dice "Maestra, lo facciamo anche domani?".

Dopo qualche minuto chiedo a Daniele come si è sentito e come sta... Mi dice che gli è piaciuto, ma che ad un certo punto si è addormentato ...

Onestamente non me ne ero accorta. L’ho guardato per tutto il tempo. Aveva le palpebre e gli occhi che si muovevano in continuazione, specialmente quando parlavo (come nel sonno REM) ... E nel momento in cui ho parlato dello sguardo con il cervo, ha fatto un sorriso che mi è sembrato davvero semplice e spontaneo.

Per capire se Daniele riusciva ad immaginare, gli ho chiesto com’era la montagna. E lui mi ha detto che era bella e grande...così ho preso la palla al balzo e ho chiesto se poteva disegnarmi quello che ha immaginato. Gli ho chiesto di farmi solo uno schizzo, visto che avevamo 5 minuti di tempo prima del suono della campanella.

Descrizione del disegno da parte di Daniele:
All’inizio mi sono immaginato in una gabbia (poi convertita in "una stanza...come un ascensore trasparente"), guardavo fuori dalla gabbia.
Poi sono uscito e ho guardato il panorama.
Ho visto il cervo e ci siamo guardati negli occhi
Poi ho sentito il sole che riscaldava.

Mi ha fatto davvero impressione questo "trovarsi nella gabbia e poi uscire dalla gabbia", come se la sua incapacità di rapportarsi con i suoi pari ed il sentimento di rabbia provato lo facessero sentire prigioniero. Inizialmente era arrabbiato, poi "esce dalla gabbia" e si rilassa.

Un’altra cosa: secondo me non si è addormentato...sul disegno c’è tutto!! Se si è addormentato, lo avrà fatto soltanto per pochi attimi, in un momento di silenzio.
Al termine era sereno e visibilmente rilassato.

Decisamente per Daniele il rilassamento è qualcosa di potente che utilizzerò ancora. Di certo, il rilassamento non è sufficiente da solo, ma abbinato ad una psicoterapia e/o ad un’azione educativa efficace.  



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