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06/06/2016, 15:47

chiedere scusa, intelligenza emotiva, Olanda, Amsterdam, Rembrandthuis, casa di Rembrandt, Parco Botanico, Begijnhof.



Sul-saper-chiedere-scusa:-un’abilità-da-intelligenza-emotiva


 Qualche giorno fa siamo rientrati da un viaggio ad Amsterdam durante il quale è accaduto un avvenimento degno di nota.




Qualche giorno fa siamo rientrati da un viaggio ad Amsterdam durante il quale è accaduto un avvenimento degno di nota.

Una mattina io e mio marito abbiamo deciso di visitare la casa di Rembrandt.

La visita è stata lunga, accurata e molto apprezzata. Al termine, come è mia solita abitudine, sono entrata nel Bookshop affiancato ad ogni museo di una certa importanza per acquistarvi le cartoline immancabili di cui rifornire una collezione che faccio ormai da anni.

Mi avvicino alla cassa per pagare il conto e vedo sul display che il mio debito ammonta a 29,15 Euro (ho acquistato anche un paio di oggetti per i miei due nipotini: mi preoccuperei se spendessi 29 Euro di cartoline! ed in un posto soltanto!!).

Le ho già dato 50 euro mentre chiedo alla cassiera, in inglese, se ha bisogno che le dia anche i 15 centesimi. Mi dice di sì.
Conto i 15 centesimi dal borsellino e glieli porgo.
Dopodiché rimango ad aspettare.

A questo punto i ricordi si fanno confusi perché la cassiera mi guarda con sguardo palesemente interrogativo, come a dire "Cosa ci fa ancora qua?" e vorrebbe occuparsi del prossimo avventore. Ma io non mi sposto. Sono stupita. Le dico che non mi ha ancora dato il resto. Lei mi dice che me lo ha dato. Insisto che io non ricordo di aver messo nulla nel borsellino.

Ripresasi dallo stupore, lei incalza gentilmente che me lo ha dato di sicuro.
Io, a causa della mia natura, sicura di me ma al contempo mite, conciliante e conscia di quanto sia diventata meno lucida di quello che ero in gioventù a causa di varie vicissitudini negative e malattie, rispondo meno sicuramente di lei che a me non sembra proprio di aver ricevuto il resto.

Mi chiede, sicura di sé, di controllare se ho 20 Euro nel portafogli.

So di averli, ma non tendo a spenderli perché mi servono per il resto che do ai pazienti. Le spiego che quello non può essere un modo di provare chi ha ragione.
Allora si rivolge al cliente che è in coda dopo di me chiedendogli di testimoniare che io ho ricevuto il resto ma il signore afferma, in tutta onestà, di non poter dire nulla in proposito: non ha prestato attenzione alla vicenda.

Siamo ad un punto morto. Mi arrendo e, avendo presente tutti i guai che ho passato nella vita e che mi hanno insegnato a dare il giusto peso alle cose, le rispondo che non è una cosa importante anche se rimango della stessa opinione.

A questo punto, lei mi ribadisce che è convinta di aver ragione ma, a scanso di equivoci, mi invita a mettere per iscritto su un bigliettino il mio nome ed un numero di cellulare. Alla fine della giornata chiuderanno i conti e mi faranno sapere se mi spettavano i 21 Euro di resto. Mi dice ancora che sa di aver ragione.
Io concludo "I hope you’re right.", saluto e vado via.

Non mi piace quanto è accaduto, lo spiego a mio marito. Sappiamo che la vicenda mi turba perché so che dopo anni di malattia non ho la mente brillante e lucida che avevo un tempo e che rendermi conto di questo mi crea sempre dolore ed una riflessione cruda su di me.

Guardo nel borsellino e mi accorgo che non ho nessuna moneta del valore di un Euro, ma non mi resta che aspettare la fine della serata e la chiusura dei conti. E non mi resta che sperare nella loro onestà.
In serata non ricevo alcuna telefonata e rimango pensierosa. Forse domattina, mi dico.

Il giorno seguente, io e mio marito prendiamo un treno sbagliato per andare in centro ma io, avvilita per lo stato mentale confuso e l’errore che ho fatto il giorno prima, non oso dire che quelle stazioni non le ricordo. Penso che, a quanto pare, stordita come sono diventata, non devo aver mai fatto caso a loro nei giorni precedenti.

Ripresa la giusta strada ed arrivati al centro di Amsterdam, la mattinata passa comunque in modo meraviglioso presso una stupenda e piccola oasi di verde che è il Parco Botanico di Amsterdam.

Quando, poi, alle 14.30, ci sediamo finalmente nel bar del Parco per mangiare qualcosa, squilla il telefono.
Non riconosco il numero ma mio marito mi dice di rispondere lo stesso. Per fortuna!

 "Hallo! Are you Cristina?"
"Yes, I’m Cristina."
"Are you still in Amsterdam?"
"Sure, I’m here in Amsterdam."
"I want to tell you that you can come in Rembrandthuis for you money."
"Ok. I’ll come."
"We are opened till 6 o’clock p.m."
"Are you saying to me that I have to come this evening till 6 o’clock?"
"Yes"
"It’s not a problem. We’re not so far from Rembrandthius."

Avevo ragione! Il resto non l’avevo mai visto passare davanti agli occhi!
Incredibilmente mi avevano telefonato con un’onestà che mi riempiva di meraviglia e di stima. E mi aveva telefonato la stessa cassiera con la quale avevo avuto quella piccola querelle.

Sono andata nel Bookshop della Rembrandthius con animo tranquillo e sorridente, come mio solito.

Dopodiché, non appena sono entrata, ho visto tanta gente alla cassa e così mi sono fermata in fondo al negozio aspettando che la cassiera avesse finito.
Lei mi ha visto, mi ha sorriso e, senza aspettare di terminare la fila, ha preso una busta e mi è venuta incontro dandomi i miei 21 euro.
Poi mi ha detto: "You were right and I was wrong. I’am so sorry"

Le ho sorriso dicendo di non preoccuparsi, non erano questi i problemi gravi della vita.
Così sono uscita con mio marito dal negozio, pensando che avevo usato un pregiudizio verso me stessa e che mi ero sentita confusa quando invece avevo ragione.

Mentre ci stavamo allontanando mi sentii chiamare, ci voltammo ed era la cassiera che correva verso di me per regalarmi 3 cartoline ed una scheda trasparente che funge da lente di ingrandimento. Un piccolo dono per chiedere scusa, disse.
Un piccolo, grande dono. Quelle tre cartoline rappresenteranno nella mia vita futura il ricordo di quell’evento e l’importanza di un’abilità che sta estinguendosi nella nostra cultura occidentale: chiedere scusa.

Un atto elegante, semplice, che denota maturità, intelligenza emotiva e che ... non ha bisogno di altri aggettivi per qualificarsi.

NB: Apprezzo enormemente quanto è accaduto ad Amsterdam. Il primo giorno, distrutta, avevo dimenticato la borsa sul banco di una cappella. Vi era di tutto. Il biglietto aereo per il ritorno, tutti i documenti per l’invalidità, i documenti personali ed i soldi. La borsa è una delle cose che sono abituata a tenere affianco e sotto controllo costantemente, ma capivo che fosse successo: mi sentivo a pezzi quella mattina.

Non nascondo di aver pensato che poteva essere sparita perché vi era un gruppo di turisti con noi in cappella. Eravamo al Begijnhof.

Siamo tornati indietro con un’angoscia pesante nell’animo e con una fretta che io, date le mie difficoltà fisiche, non riesco ad esprimere appieno.
Ebbene, due simpatiche signore olandesi, abitanti del luogo, si erano accorte dell’accaduto ed hanno immediatamente preso con sé la borsa, riconsegnandomela dopo essersi accertate che io fossi italiana e che sapessi com’era fatta la borsa.
Grazie, grazie mille della vostra signorilità ed onestà, cari olandesi, e così ... tanti saluti dal lago di Como a tutti voi!

(Maria Cristina Foglia Manzillo)



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