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16/03/2017, 11:23

ricever critiche, valutazioni, giudizi, maturit, Intelligenza Emotiva.



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 A proposito del mio scritto “Il mio primo lavoro come psicologa”, più di un anno fa chiesi a 2 persone che mi sono molto care di poterlo leggere per dirmi cosa ne pensavano, quali le forme grammaticali scorrette, quali erano i punti che avrei dovuto



A proposito del mio libro (e.book) "Il mio primo lavoro come psicologa", più di un anno fa chiesi a 2 persone che mi sono molto care di poterlo leggere per dirmi cosa ne pensavano, quali le forme grammaticali scorrette, quali erano i punti che avrei dovuto modificare perché poco chiari, quali quelli più efficaci.

Avevo scelto Anna Di Bonito, una donna che considero una cara amica e di cui mi piace l’attenzione e la cura che mette nell’ascolto così come la sua intelligenza nel riflettere, durante una conversazione, riuscendo a mettersi nei panni altrui ed a catturare spunti di riflessione e di apprendimento. Anna è una insegnante alle scuole elementari ed, oltre a lei, pensai senza dubbio a Vanna De Perini, una professoressa di italiano che, oggi in pensione, aveva insegnato in un Liceo Classico a Torino. Non rendo giustizia a Vanna scrivendo così perché è una donna tuttora attiva e la sua storia personale è ricca di collaborazioni, anche in ambito universitario. Vanna ha un incantevole modo di parlare italiano, una espressività ed un linguaggio che mi appaiono armoniosamente poetici. Mi incanto a sentire come sembra ricamare con le parole mentre parla.

Pensai anche ad una terza persona, il dott. Angelo Beretta, ex-primario del reparto di Medicina dell’Ospedale Valduce di Como ed alla sua compagna che, dal mio punto di vista avrebbe potuto essere un’ottima psicologa, se solo avesse scelto di farlo. Il giudizio del dottore mi interessava proprio perché è un medico. Lo stimo molto come medico, appunto, ma so che i medici hanno un certo modo di pensare alla psicologia e di affrontare la psicologia degli esseri umani, un modo che, secondo il mio sincero parere, è francamente rozzo e pieno di proiezioni personali. Ecco perché mi interessava il suo punto di vista che, comunque, non arrivò mai.

Essendo Anna e Vanna entrambe  insegnanti, pensai, sono abituate alla valutazione e quindi non avranno scrupoli a dirmi sinceramente quello che pensano. 

Aspettai tranquillamente che portassero a termine la lettura dello scritto. Non c’era alcuna fretta. Ma notai che entrambe, nel momento in cui avrei dovuto raccogliere le loro opinioni, mettevano le mani avanti. E se io mi fossi offesa per quello che avevano da dirmi? E se ci fossi rimasta male al punto da incrinare la mia stima di me e, magari, anche il rapporto con loro? Come potevano fare perché io non prendessi a male le loro riflessioni? Insomma, ognuna secondo le proprie personalità, si facevano scrupolo.

In una occasione, visto che la chiacchierata stava prendendo una piega spiacevole, faticai a far capire che il loro giudizio era esattamente quello che volevo. Sapevo che lo scritto era stato partorito in tempi lunghi ed in periodi molto diversi della mia vita per cui avvertivo che non si amalgamava. Inoltre ero pigra nel rimettere mano ad alcune parti per l’ennesima volta e la spinta da parte loro avrebbe aiutato la mia macchinina mentale a ripartire. 

In realtà, le volte in cui avevo provato a rivedere lo scritto, ero riuscita soltanto ad appesantire ulteriormente lo stile. Non desideravo essere decantata ma valutata. Mi sarebbe stato di enorme aiuto ma, se reagivano in quel modo, non sarei riuscita a sapere esattamente cosa pensavano e non mi sarebbero state d’aiuto. E’ proprio su questo punto che soffermai la mia attenzione: entrambe mostravano di aver paura di urtare la mia suscettibilità. 

Ma è così difficile ricevere critiche, consigli, punti di vista, valutazioni per noi esseri umani? E da amici, per di più? Certo, neanche a me piace ricevere valutazioni maleducate ma non sono permalosa. Per me, è la maleducazione a rappresentare un problema, il cattivo modo, l’inadeguatezza del comportamento, l’aggressività se non addirittura il disprezzo... non la valutazione negativa in sé. Anzi, ci sono aspetti fondamentali nel ricevere un’osservazione negativa con garbo.

Ma passiamo ad un altro esempio: il mio nipotino ha compiuto 6 anni pochi giorni fa. Per la sua festa di compleanno in maschera, ha voluto invitare, su tre fratellini, soltanto due di essi, lasciando a casa la sorellina. La scelta è apparsa imbarazzante ai suoi genitori i quali hanno cercato con dolcezza di fargli cambiare idea. Ma il mio nipotino è stato irremovibile: "Non mi piace M. e non la voglio al mio compleanno! E’ troppo aggressiva con me."

Giunti al pomeriggio della sua festa, mia sorella ha accolto la madre dei tre bimbi con un certo imbarazzo. La signora aveva accompagnato solo i due figli che erano stati invitati. Mia sorella, mostrando la sua difficoltà, si era scusata della scelta del figlio di escludere M. Ma, con sorpresa di tutti, la signora aveva condiviso la scelta di Marco commentando: "E’ giusto così. Maria è molto aggressiva con i maschietti. Deve imparare a capire che il suo comportamento non sta bene."Mi inchino all’Intelligenza Emotiva di questa mamma, di fronte alla quale il gesto di mio nipote era benvenuto perché forniva alla figlia un’occasione di crescita. E lei lo ha colto!Ecco qual è il valore di una valutazione data giustamente ed in maniera educata: permette a chi la riceve, se sufficientemente maturo, di imparare qualcosa, di prendere le contromisure.

Non possiamo imparare nulla se non capiamo o non vogliamo sentire chi, possedendo ed usando i ferri del mestiere, ci dice che il nostro operato non sta venendo bene e che dobbiamo cambiare tecnica. Benvenuta, dunque,valutazione, se vieni fatta a ragion veduta e con le dovute maniere!

Maria Cristina Foglia Manzillo



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