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07/09/2017, 01:56



Il-mito-del-benessere-legato-alla-libertà-di-scelta:-un-esempio-ed-una-critica


 Ieri sera mio marito, il dott. Nasti, mi ha chiesto di condividere un filmato TED di Barry Schwartz, della durata di 20 minuti circa, su una delle “malattie” della società occidentale legata al mito dell’eccesso di scelta





Ieri sera mio marito, il dott. Nasti, mi ha chiesto di condividere un filmato TED di Barry Schwartz, della durata di 20 minuti circa, su una delle "malattie" della società occidentale legata al mito dell’eccesso di scelta che, invece di fornirci libertà e benessere, ci fornisce malessere e senso di paralisi.
Barry Schwartz, dopo aver riportato una serie di esempi, tra cui la amplissima scelta in un supermercato, riassume così il suo intervento: "La società occidentale crede che: per aumentare il BENESSERE, bisogna aumentare la LIBERTA’ e quindi aumentare la SCELTA." Ma le cose non funzionano così e lui spiega le 4 conseguenze negative dell’eccesso di scelta che portano al malessere. 
Il mio modesto parere è di non sottovalutare il video e di guardarlo. E’ molto interessante. Focalizza un aspetto fondamentale e critico della nostra società occidentale, una ferita da cui deriva uno stillicidio costante.

L’ESEMPIO: ritorna alla memoria, a proposito del video che consigliamo, una chiacchierata avvenuta anni fa, quando una nostra amica ci parlò dei problemi con i propri figli. La scelta della coppia genitoriale era stata quella di far conoscere ai figli e mettere a loro disposizione ogni possibilità di scelta in alcuni campi. Per esempio: se si trattava dello sport, la figlia veniva invitata a sperimentare tennis, basket, ginnastica artistica, e così via. Ogni anno serviva a sperimentare una scelta diversa. Ognuno dei figli aveva la via aperta ad una miriade di alternative. Risultato: un fallimento completo. Ed i genitori, di fronte alla paralisi dei propri figli, che non avevano condotto una scelta o, meglio, avevano scelto di non scegliere, erano interdetti. Secondo me, quanto accaduto era comprensibile ma non era così per loro. Ed i figli, ahinoi, erano considerati, piuttosto, irriconoscenti per tutto ciò che i genitori avevano fatto per loro.

LA CRITICA: ho una sola critica da fare al filmato, peraltro elegante (compresa la tenuta sportiva del nostro conferenziere!), chiaro e condivisibile in tutti gli altri aspetti. Un esempio stonato nella molteplicità di quelli corretti, Barry Schwartz lo usa per descrivere il rapporto moderno medico-paziente.
Il nostro conferenziere dice che, andando da un medico, oggigiorno il paziente si sente dire: "Hai due alternative: A e B. Questi sono i rischi ed i benefici dell’alternativa A e questi i rischi ed i benefici dell’alternativa B." Il medico, pur essendo lui l’esperto, delega la decisione al paziente che, oltre a non essere esperto in materia, è anche in un momento di fragilità e quindi dovrebbe sentirsi dire cosa fare.
Questo esempio, a mio parere, è completamente stonato rispetto al contesto in cui è inserito. Non c’entra nel discorso: perché?
Barry Schwartz parla dell’eccesso di scelta. In medicina raramente abbiamo un eccesso di scelta. Molto spesso si tratta di 2 o 3 alternative, se ci sono. Già solo per questo motivo, mi sembra poco centrato l’esempio. Comunque sia, credo di capire che l’autore, in realtà, abbia voluto dire che, tra le tante cose che dobbiamo scegliere, ci tocca scegliere anche per la salute e, per di più, in un momento in cui siamo fragili oltre che ignoranti in materia. 
Detto questo, alla base dell’esempio riportato, vi è la concezione del paziente come essere "passivo" o "attivo" nel determinare l’andamento della propria vita. 
Un tempo il medico era l’autorità che decideva patenalisticamente ed il paziente era passivo ed accettava. Stop!
Oggiil modello "paternalistico" è stato rivalutato e si è visto chiaramente neglistudi che il paziente partecipa all’intero processo di diagnosi, cura efollow-up quando viene stimolato il suo ruolo attivo. Al contrario, se vienemantenuto in un ruolo passivo, è più probabile che dimentichi i farmaci, siopponga al percorso terapeutico proposto, non si presenti più al follow-up.
Inoltre, oggi la medicina è stata messa in discussione, in parte per sua stessa responsabilità, ed il medico non è più quella figura autorevole che crede ancora di essere. 
Le persone hanno diritto di scegliere come condurre o terminare la propria vita e non hanno un eccesso di scelte da fare in questo caso. Ed io, qui, parlo anche come paziente. Nel corso degli anni e delle mie malattie, ho dovuto imparare a scegliere e diventare più attiva perché il medico raramente "ri"conosce davvero l’impatto dei farmaci e delle malattie su un essere umano. Il medico è talmente abituato a vivere nel mondo delle malattie e ad usare i farmaci, è talmente abituato a che ci siano degli effetti collaterali, ad accettarli ed a tamponarli con altri farmaci, che li dispensa facilmente, senza pensarci su. Inoltre, il medico è un essere umano e si comporta come tutti gli altri esseri umani che ripetono sempre le stesse cose, seguono sempre gli stessi schemi mentali. Non solo non conoscono i punti di vista alternativi, ma, e questo è il vero problema, spesso non li vogliono conoscere. Si rifiutano. Quante volte amici medici ci hanno chiuso la bocca, qualche volta anche urlandoci addosso, con la frase: "Non ce ne frega un c****", le volte in cui abbiamo cercato di spiegare il nostro punto di vista come psicologi/psicoterapeuti.
La maggior parte dei medici, per esempio, non crede nella psicoterapia e nella psicologia. Ma, di fronte a me, che ho entrambe le lauree, nessun medico (tra i molti che ho conosciuto) si è dimostrato curioso di chiedere il mio punto di vista: né medici universitari, né medici ospedalieri, né medici di base e neanche medici amici. E la mia tesi di laurea, che dal mio punto di vista trattava una questione fondamentale per un reparto di Terapia intensiva, non ha ricevuto l’attenzione che meritava né in sede di laurea (atto puramente formale e fatto solo perché "si deve") né in reparto. Forse c’è qualche motivo per diffidare di me ed io non me ne sono ancora accorta, accidenti!
Rimane comunque il fatto, in soldoni, che in medicina non è l’eccesso di scelta che determina la paralisi e neanche il dover scegliere personalmente, ma la gravità della patologia, le poche scelte a disposizione, i rischi di ognuna di esse, spesso non trascurabili, e la "non conoscenza medica" del paziente insieme alla difficoltà psicologica del momento. Ed,insieme a questi punti, vi è anche la perdita dell’autorevolezza, riconosciutaun tempo, della figura "sociale" del medico, fattore non di secondariaimportanza.
 
La guida alla scelta del trattamento, compresa la spiegazione di cosa accade e quali alternative terapeutiche si prospettano, dovrebbe essere compito fondamentale del medico (cosa che, so bene, non accade di solito) ma questa è un’altra questione.




Maria Cristina Foglia Manzillo




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