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02/10/2017, 21:58

Terapia intensiva, sala d?attesa, sala d?aspetto, nutrizione parenterale, nutrizione per bocca.



(II)-Storie-dalla-Terapia-intensiva:-la-paralisi-di-Anna---seconda-parte


 Da quel giorno, spesso mi ritiravo nella sala d’attesa ed, ogni volta, incontravo la madre di Anna, la quale non migliorava, esattamente come la figlia che sembrava sempre stesse dormendo in quel letto triste, anche se miracolo della tecnologia.



Puoi visionare anche la lettura dell’articolo da parte dell’autrice


Da quel giorno, spesso mi ritiravo nella sala d’attesa ed, ogni volta, incontravo la madre di Anna, la quale non migliorava, esattamente come la figlia che sembrava sempre stesse dormendo in quel letto triste, anche se miracolo della tecnologia. Le si allungavano i capelli, si decideva di tagliarli per gestirla meglio; le veniva la febbre, cosa comunissima in ospedale e, peggio che andar di notte in un simile reparto in cui i pazienti sono già molto compromessi, e bisognava isolarla; deperiva e si riduceva la sua massa muscolare nonostante le sacche per la nutrizione parenterale, ben calibrate, finemente calcolate ma, alla fine, sempre in difetto rispetto alla nutrizione per bocca di cui ci ha dotato madre natura. Tutto questo sempre circondato dalla solita aura di impotente e dolorosa incertezza.

Nella sala d’aspetto la madre di Anna aveva imparato a conoscermi ed ogni volta che andavo, ormai ci andavo per lei. 

Lei piangeva, piangeva ininterrottamente e mi ripeteva sempre le stesse cose che io ascoltavo comunque con rinnovato rammarico. Mi sembrava di diventare sempre più piccola di fronte alla situazione.

Un giorno, vedendo la madre di Anna piangere, osò intervenire una giovane donna. Disse, con una certa spensieratezza: "Non pianga, signora. Capisco la tristezza che prova ma siamo tutti nella stessa situazione."

Dio mio, quella frase da me detestata! Avrei voluto fulminarla con gli occhi. "Ma cosa diavolo stava dicendo questa qua. Che cosa ne sapeva della situazione che questa donna stava vivendo, accidenti." La madre di Anna si raggomitolò più strettamente in se stessa continuando a piangere mentre io mi rivolgevo a questa nuova visitatrice e, cercando di mantenere la tranquillità (tutto sommato, mi dissi, non potevo sapere le condizioni in cui si trovava il suo parente né se si trattasse di un figlio o altro. "Quindi, Cristina, mantieni la calma e cerca di capire."), le chiesi: "Ha qualcuno ricoverato da noi?"

"Sì."
"Un familiare stretto?"
"Mio padre."
"E’ molto giovane suo padre?"
"Beh, giovane! Ha 78 anni."
"Non ricordo di averla vista in reparto prima. Forse sono stata distratta."
"Mio padre è stato ricoverato qualche ora fa. Siccome non abbiamo avuto modo di sapere come sta, attendiamo di chiedere notizie perché al Pronto Soccorso non ci hanno detto più nulla."

La giovane donna che, per comodità chiameremo Rossana, appariva tutto sommato tranquilla, sorrideva, il padre era anziano, ci si poteva anche aspettare che avesse avuto uno scivolone da cui ci si augurava una buona ripresa. Questo era il suo serafico atteggiamento verso quanto stava accadendo.

"Eccola qua." pensavo fra me e me "Questa è un’altra psicologa. Anche lei sente che capisce gli esseri umani." Non mi piaceva affatto il modo superficiale ed indelicato con cui era intervenuta nei confronti della madre di Anna. Per questo le avevo chiesto alcuni dettagli riguardo il motivo per cui era lì. Anna era ricoverata da più di un mese. Era una donna giovane, una donna in buona salute, una donna da cui non ti saresti aspettato che potesse sviluppare una condizione così devastante per cause ignote. Per la madre, per la famiglia, era uno strazio che stava durando tanto, troppo tempo. Era un continuo stillicidio, un insopportabile senso di morte incomprensibile.

Nel frattempo era arrivata in sala d’attesa anche la madre di Rossella e si avvicinò alla figlia, alla madre di Anna ed a me. 

Cercando di prendere le difese della madre di Anna che continuava a piangere ed, a tratti, alzava lo sguardo per fissarlo sconsolata su Rossella, le dissi che la signora stava vivendo una situazione molto grave, situazione che stava sopportando da tempo e che stava durando troppo non lasciando loro grandi speranze per un miglioramento. "Non posso parlarne oltre perché non ne ho avuto il permesso." conclusi. 

Fu la madre di Anna a dire spontaneamente che erano lì per la figlia ed a spiegare succintamente la situazione.

La madre di Rossana la guardò e, con fare impertinentemente superiore e moraleggiante, le disse: "Ma sua figlia frequenta la Chiesa, signora? Si vede che deve essersi comportata male e che Dio adesso la sta punendo." Ed aggiunse: "Si sarà meritata la punizione."

A quel punto, la mia rabbia scattò ed i fulmini tenuti a bada prima presero a lampeggiare nei miei occhi! Non potevo permettere a quella donna di dare uno schiaffo simile ad una madre in quella situazione.

Intervenni con forza, compostamente ma con forza. La guardai negli occhi e le dissi lentamente, in modo che si capissero le mie parole: "Ah, certo! Chissà che peccati deve aver fatto un neonato nella pancia della madre per meritare di morire appena nato. Deve essere stato proprio cattivo per aver scatenato l’ira di Dio!" e misi una mano sulla spalla della madre di Anna, che continuava a piangere.

Io non so se lei avesse sentito quanto era accaduto tra me e quella signora e non mi preoccupai più della signora né della figlia che, comunque, poco dopo entrarono in reparto. La mia attenzione era concentrata su di lei, la madre.

                                                              *********
La cattiveria (o la stupidità o la stupida cattiveria) di quelle due donne, è uno degli aspetti della storia incredibile di Anna che ho continuato a rivivere con incredulità nelle settimane successive. E che ancora oggi mi fa indignare quando la rievoco.
Gli altri due aspetti e l’entrata, nel nostro racconto, di Anna... alle prossime puntate.


Prima parte dell’articolo


Maria Cristina Foglia Manzillo











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