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11/10/2017, 10:19

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 Anche quest’anno abbiamo festeggiato la FESTA DEI NONNI all’inizio di ottobre. Le scuole elementari, come altre, si sono organizzate per accogliere i nonni e celebrare la loro festa in compagnia dei nipotini. Sembra semplice ed invece…




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Anche quest’anno abbiamo festeggiato la FESTA DEI NONNI all’inizio di ottobre. Le scuole elementari, come altre, si sono organizzate per accogliere i nonni e celebrare la loro festa in compagnia dei nipotini.

Sembra semplice ed invece...

Pochi giorni prima della festa alla scuola elementare di Mariella, una vivace bimba di 9 anni, ci troviamo a cena con i suoi genitori e nostri amici.

La mamma, Nunzia, che è anche una nostra collega, al solo accenno diventa furibonda e dice che ha litigato con le maestre di Mariella.

"Sono proprio curiosa di sapere che cosa ne pensi..." esordisce ma, nel corso degli eventi diventa un fiume in piena e non mi lascia nessun momento per dire che cosa ne penso io che, capita l’antifona, mi rilasso, mi accomodo ben bene sulla sedia e mi dispongo volentieri ad ascoltarla.

Il fatto è che Mariella ha due nonne ma risiedono al Sud e non si spostano facilmente. Cosa fare, dunque? Le insegnanti hanno organizzato la festa dei nonni in un’aula in cui possono stare comodamente tutti i bimbi e tutti i nonni. Mariella ed un suo compagno, anch’egli senza nonni, rimarranno in un’altra aula.

"Ma ti sembra il caso!" continua Nunzia "ti sembra questo il modo di risolvere la situazione? Mia figlia deve starsene lontana dalla classe, dai suoi compagni e dalle attività abituali perché non ha qui le sue nonne? Possibile che, secondo certa gente (intendendo per "certa gente" le sue insegnanti e la direttrice della scuola elementare con cui ha finito con con l’avere un acceso colloquio) non si arrivi a capire che ci sono delle alternative."

E continua... "A questo punto mi sono sentita rispondere: Eh, ma signora! Lei non è mai contenta di nulla!! Anche lo scorso anno ha avuto da dire..."

In questo modo le insegnanti e la direttrice intendevano dire che loro erano candide ed immacolate mentre Nunzia doveva avere qualche serio problema perché non le andava mai bene niente.

"E certo che ho avuto da dire! Mi sembra il minimo!" riprende Nunzia accendendosi ancora di più, "Mariella, l’anno scorso, è stata in aula con tutti i suoi compagni ed è rientrata a casa con lo stesso lavoretto che avevano fatto tutti: su uno stesso foglio c’erano le impronte delle manine dei bambini affianco a quelle delle mani dei nonni. Ora, dico io, possibile che sul foglio di Mariella c’erano le sue manine e basta! Con tutti i nonni e gli adulti presenti, nessuno, DICO: NESSUNO!! ... ha pensato di prestare la mano di un nonno o di un adulto a mia figlia per affiancarla in questo lavoro! Vuoi vedere che, nella classe intera e su tanti adulti presenti, non ce n’era uno che poteva prendersela vicino un momento per un’attività."  (Aggiungo io, senza scompensare suo nipote! Ma sono sicura che, nella ricchezza di una classe, ci sono anche bambini maturi e generosi come nonni maturi e generosi).

"Certo che non mi stava bene. Mia figlia non è mica scema. Sapeva che non c’erano i suoi nonni ma sono stati gli adulti che non hanno saputo affrontare la situazione! E l’hanno affrontata facendola stare da sola e facendole fare il disegno senza la mano di un nonno."

"Come valuti la cosa? Secondo te, Cristina, non si capisce il motivo del perché non ero contenta?"

Anche in questo caso, Nunzia non aspetta la mia risposta e continua mentre maneggia mestoli, cucchiai, pentole, fuochi di cottura e quant’altro abbiamo a disposizione nelle nostre cucine. "Beh, loro non lo capiscono tuttora!"

"E loro, gli adulti, come affrontano la situazione quest’anno?! Mandiamo via i bambini che non hanno i nonni! Ma ti sembra possibile!"

"Allora ho detto: a questo punto, meglio che tengo la bambina a casa, se le cose stanno come dite voi e se non si capisce ciò che penso! Invece, visto che non siete capaci di risolvere il problema e non siete neanche in grado di comprendere le mie ragioni dello scorso anno e quest’anno state peggiorando il quadro, risolvo io la situazione. Mando mia figlia a scuola con una nonna adottiva. C’è la mia vicina di casa, una signora anziana, che Mariella conosce benissimo e che accetta volentieri come rappresentante delle sue "nonne". Hanno qualcosa da dire anche su questa soluzione? La nostra vicina è stata contentissima quando gliel’ho proposto. Poi ne ho parlato con mia figlia ed anche per lei va benissimo."

Poi si calma e continua: "Io lo so che arrabbiandomi passo dalla parte del torto e che avrei dovuto rimanere calma ma, di fronte alla loro incomprensione, proprio non riuscivo e non riesco a rimanere tranquilla."

Quello che Nunzia voleva direspero sia chiaro: nella vita accadono situazioni particolari. E’ la norma. Succedespesso. L’essere umano, intelligentemente, affronta le situazioni mettendosialla ricerca delle possibili alternative e cercando quella che offre i migliorivantaggi ed i minori svantaggi possibili (problem solving). 

 La comprensione della situazioneemotiva degli altri si chiama "empatia" ed è una delle abilità dell’IntelligenzaEmotiva. Le insegnanti e la direttrice non hanno mostrato né empatia néintelligenza emotiva e, a onor del vero, neanche abilità di risoluzione deiproblemi (problem solving). La rabbia di Nunzia, comprensibile, non ha comunquemigliorato la situazione perché ha spinto insegnanti e direttrice alla messa incampo dei loro "meccanismi di difesa" che le ha fatte incancrenire nelle loroposizioni. Nunzia è una donna molto intelligente, oltre che un’ottima collega(inoltre, è stata nostra allieva, l’abbiamo preparata noi perciò sappiamo lavalidità del suo modo di lavorare e la conosciamo bene) e sa che, in questaoccasione, non ha affrontato la chiusura mentale del personale scolasticoadeguatamente ma si è dimostrata dotata di ottime capacità di problem solvingche ha brillantemente sfruttato.

Un’agenzia preposta all’educazione infantile, come la scuola elementare, dovrebbe per eccellenza porsi il compito di risolvere le situazioni, in questo modo offrendo (loro insieme ai genitori) un modello ai bambini che gli insegni come si muovono gli adulti di fronte ai problemi della vita e come provano a risolverli.

In questo caso la risoluzione non vuol dire allontanare il bambino dall’aula oppure tenerlo a casa o farlo stare da solo mentre gli altri lavorano tutti in compagnia dei nonni . Si può tentare un’altra strategia e Nunzia ha pensato a quella di una nonna adottiva che, per Mariella, andava benissimo.

Non so che cosa Mariella ricorderà di quanto accaduto ma una cosa è certa: il mondo degli adulti ha fornito un chiaro esempio di chiusura mentale...giusto per fornirle un quadro realistico verso una parte di ciò che troverà da grande intorno a sé. La mamma e la nonna adottiva hanno rappresentato, invece, il mondo adulto che ragiona, guarda, valuta e sceglie... ciò che è meglio per tutti. Inoltre, è un ottimo rappresentante della parte di mondo "che ci vuole bene".
 

Maria Cristina Foglia Manzillo




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