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24/05/2016, 20:54



Dalla-parte-dei-medici


 Disinformazione in medicina, consenso informato, rapporto conflittuale medico- paziente, denunce




Con lo scritto precedente sul consenso informato non vorrei aver dato l’impressione che penso male del mondo medico semplicemente perché ... non è così! Hanno i loro difetti come tutti ma anche le loro ragioni.

Allo stesso modo non vorrei aver dato l’impressione che penso sempre bene dei pazienti perché ... hanno le loro ragioni ma anche i loro difetti.

Ricordo, ad esempio, una situazione di anni fa: avevamo un signore molto anziano ricoverato in reparto per una situazione acuta. Quando fu risolta, il signore avrebbe dovuto essere dimesso perché ormai stabilizzato. Il ruolo dell’ospedale era dunque terminato ma il signore non poteva ritornare a casa come prima perché, in seguito all’accaduto, non sarebbe mai più stato autosufficiente.

Durante il ricovero, i medici avevano avvertito i familiari, specialmente il figlio che veniva a trovarlo sempre in tuta da lavoro e che era vicino al padre in ogni momento libero della sua giornata, perché decidessero come gestirlo in seguito. Se a casa, avrebbe dovuto avere una persona vicino perché non poteva più rimanere solo. Se in una struttura, segnalarono il nome di alcune di esse perché venissero contattate.

Al termine del ricovero, durato almeno 3-4 settimane, e quindi al momento della dimissione, il figlio e la famiglia diedero in escandescenze. Si può pensare che non fossero stati adeguatamente preparati in ogni punto ma, in quell’occasione, so di per certo che tutto fu fatto nel pieno rispetto della relazione umana ed adeguatamente alle fasi del ricovero. Si può anche pensare che fosse giusto che la famiglia si ribellasse in un primo momento perché non era psicologicamente preparata.

Fatto sta che passavano i giorni e la reazione del figlio e dei familiari peggiorava. Minacciavano denunce a destra e a manca. Sostenevano che l’ospedale si rifiutava di prendersi cura del proprio familiare, che non poteva fare una cosa simile, che era indegno, incivile, illecito e quant’altro.

La caposala era impaurita ed, avendo un certo potere nell’Ospedale, parlava sommessamente al telefono con il primario dicendogli di fare attenzione. I medici che avrebbero dovuto effettuare la dimissione al mattino, in assenza del primario momentaneamente lontano, non riuscivano a prendersi la responsabilità della dimissione dato il clima di violenza nei rapporti con la famiglia. Il primario diceva da lontano che non si poteva mantenere un letto occupato con i nuovi arrivi in Pronto Soccorso, quotidiani e molteplici, che necessitavano di ricovero immediato, che i pazienti in attesa per il nostro reparto, a causa di ciò, sarebbero finiti in altri reparti e che lì i medici sarebbero stati in difficoltà perché avrebbero dovuto prendersi un paziente che non era di loro competenza.

Inoltre, essendo una persona molto rispettosa del bene pubblico, diceva che non si poteva occupare un letto inutilmente con un costo giornaliero per la comunità di 700-800 Euro al giorno.

Erano soldi pubblici che venivano spesi inutilmente aumentando l’onere economico sulla nostra comunità già finanziariamente provata.

Insomma, si dovette aspettare l’intervento diretto del primario, il quale, rientrato finalmente in reparto, dimise il malato e, disse con fermezza: "Sono pronto ad affrontare una denuncia. Il letto deve essere messo a disposizione dei malati che ne hanno bisogno! La famiglia era stata correttamente avvisata nei giorni precedenti."

Scommetto che alcuni almeno dei miei lettori penseranno che questo era un comportamento eccezionale da parte dei pazienti. In questo caso il mio commento è: come si vede che non hanno esperienza dell’ospedale dal punto di vista dei medici!

Comunque la denuncia, per quella volta, non arrivò. Tirarono tutti un sospiro di sollievo ma situazioni simili creano molta tensione in un ambiente già gravato di suo.

Articolo suggerito:  il consenso informato


Maria Cristina Foglia Manzillo



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