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19/05/2016, 19:20

fobie specifiche, definizione fobie specifiche, sintomi fobie specifiche, DSM 5, paura, ansia, animali, sangue, altezza, luoghi chiusi.



(l)-Fobie-Specifiche-(Definizione-DSM-5-e-Sintomi)-


 Le fobie specifiche, secondo il DSM 5 (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, 2013) e come già anticipato nell’introduzione, rientrano tra i disturbi d’ansia, insieme a disturbo d’ansia da separazione, mutismo selettivo, etc.




Le fobie specifiche, secondo il DSM 5 (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, 2013)[1] e come già anticipato nell’introduzione, rientrano tra i disturbi d’ansia, insieme a

Disturbo d’ansia da separazione
Mutismo selettivo
Disturbo d’ansia sociale
Disturbo di panico
Agorafobia
Disturbo d’ansia generalizzato
Disturbo d’ansia da condizione medica
Altro Disturbo d’ansia specifico
Disturbo d’ansia non altrimenti specificato 

DEFINIZIONE
Marcata paura o ansia rispetto a un oggetto o situazione specifici (volare, altezze, animali, punture, vedere il sangue).
Tali oggetti vengono attivamente evitati o sopportati con intensa paura o ansia che sono sproporzionate al pericolo reale.
La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti, di solito della durata di 6 mesi o più e causano disagio clinicamente significativo o menomazione nella area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento (DSM 5). 


LA FUNZIONE ADATTIVA DELLA PAURA
Come già sottolineato nell’introduzione a questa sezione dedicata ai disturbi d’ansia, non appare corretto considerare una reazione ansiosa, per quanto sgradevole, in sé e per sé patologica.

Questo vale anche per l’emozione della paura, poiché essa consente un’efficace reazione di attacco o fuga dell’organismo di fronte a pericoli.

In concomitanza con tale stato d’animo, infatti, viene rilasciato nel sangue un ormone, l’adrenalina, in grado di determinare alcune modificazioni fisiologiche utili ai fini di una maggior reattività dell’organismo: l’aumento della respirazione, del battito cardiaco e della pressione arteriosa con conseguente maggiore ossigenazione e apporto di sostanze nutritive ai muscoli; maggiore tensione muscolare con conseguente maggiore velocità di contrazione; aumento della capacità di coagulazione del sangue con riduzione del rischio di emorragie; aumento della sudorazione, quindi, del raffreddamento del corpo; liberazione di grassi o glucosio (o neoformazione di quest’ultimo) per fornire energia.

Il costrutto di fobia si riferisce, invece, ad una paura non adeguatamente reattiva ed adattiva, ma patologica poiché compare, provocando le summenzionate attivazioni fisiologiche, troppo facilmente; nel momento sbagliato: ovverosia, in assenza di reali pericoli.

SINTOMI
L’esposizione allo stimolo fobico suscita un’ ansia che può anche manifestarsi nella forma di un attacco di panico [2].
La situazione fobica viene evitata, poiché il solo pensiero di affrontarla suscita la cosiddetta ansia anticipatoria; oppure sopportata con intenso disagio.
La diagnosi di fobia specifica può essere formulata quando evitamento, ansia anticipatoria o disagio interferiscono in modo significativo con il funzionamento lavorativo, scolastico o sociale dell’individuo; o quando il fatto stesso di avere la fobia suscita marcata sofferenza.
Nei bambini, la paura o l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, freezing (congelamento/blocco). 

Si distinguono vari oggetti/situazioni temuti:

Animali (ragni, insetti, cani)
Ambiente naturale (altezze, temporali, acqua) 
Sangue - Iniezioni-Ferite (gli aghi, trattamenti medici invasivi)
Situazioni (aeroplani, ascensori, luoghi chiusi)
Altro (situazioni che possono portare al soffocamento o vomito: nei bambini, ad esempio, rumori forti)

BIBLIOGRAFIA
Andrews, G., Creamer, M., Crino, R., Hunt, C., Lampe, L., Page, A. (2003). Trattamento dei disturbi d’ansia. Centro scientifico editore.
Ost, L.G., Sterner, U. (1987). Applied tension: a specific method for treatment of blood phobia. Behaviour research and therapy, 25, 25-9.

[1] Il termine DSM è l’acronimo di Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders. E’ uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo. La prima versione risale al 1952 (DSM-I) e fu redatta dall’American Psychiatric Association (APA). 
[2] Il DSM 5 lo definisce un improvviso aumento di intensa paura o disagio che raggiunge un picco in pochi minuti, durante i quali si verificano quattro (o più) dei seguenti sintomi: palpitazioni, sensazione di cuore in gola o tachicardia; sudorazione; tremori o agitazione; sensazioni di mancanza di respiro o di soffocamento; sensazioni di soffocamento; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento; brividi o sensazioni di calore 10; parestesia (intorpidimento o formicolio); derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi); paura di perdere il controllo o di "impazzire "; paura di morire

a cura di Paola Brera




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