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06/06/2016, 14:59

studentessa di medicina, ospedale, paziente, medici, infermiere, visita medica, infarto, reparto di medicina, reparto di cardiologia.



"Un-grazie-inaspettato-in-ospedale"


  In un momento della mia vita così difficile (NB: a distanza di anni, posso anche permettermi di scrivere che affrontavo un tumore),





In un momento della mia vita così difficile (NB: a distanza di anni, posso anche permettermi di scrivere che affrontavo un tumore), desidero ricordare e quindi raccontare un piccolo episodio accadutomi quando, tempo fa, frequentavo l’ospedale in qualità di studentessa di medicina. Sono così abbattuta, infatti, che ho bisogno di recuperare qualche episodio che mi dia sollievo.

Una mattina conobbi una signora di circa 65-70 anni di età, sdraiata nel letto ed avvolta nel lenzuolo, con sul volto l’attesa dell’esito della prima visita da ricoverata. Durante la visita medica, apparve ben disposta a parlare e ricordo anche che, anzi, era loquace, cercava di dare una mano e fornire informazioni. Questo era ciò che a me era apparso.

Uscendo mi accorsi che uno dei due medici non l’aveva valutata nel mio stesso modo. Secondo il suo commento, sarebbe stata una donna un po’ "isterica", ossia, detto in parole povere, una di quelle che han sempre di che lamentarsi di qualcosa portando l’attenzione su di sé ma che alla fine non hanno mai niente.

Da psicologa, ero sicura che il dottore si era sbagliato, aveva giudicato la signora troppo in fretta e quello che era semplicemente un aspetto della sua vivacità, e della voglia di partecipare e di collaborare, era divenuto un noioso difetto. Mi dispiacque per lei ma non dissi nulla al dottore che, visto il mio ruolo in quel contesto, non si rivolgeva di certo a me per esprimere i suoi pareri.

Nei giorni seguenti si susseguirono le visite, regolari come ogni mattina, finché, una mattina, arrivando, trovai uno schieramento di gente nella sua stanzetta.
Vi era il solito carrello, l’infermiera, il primario, un medico del nostro reparto, il figlio della signora, anche lui medico, ed infine un altro medico che, solo nel corso del colloquio, compresi essere un cardiologo. Mi sentii in imbarazzo nel partecipare ad un tale consesso: la stanzetta era talmente minuscola che a stento ci si rigirava in tre, figuriamoci in sei!

Però ... ero arrivata appena in tempo, non si era ancora chiusa la porta, non rinunciai, dunque, ad entrare. Ovviamente, considerando la mia ferma intenzione di partecipare, il carrello venne tempestivamente fatto accomodare fuori della porta: decisamente troppo ingombrante!
Una volta dentro, compresi che doveva essere successo qualcosa di grave alla signora.

Era proprio così: durante la notte pareva che la paziente avesse avuto un infarto e si stava discutendo della possibilità di trasferirla nel reparto di cardiologia oppure di seguirla mantenendola nel reparto di medicina (dove eravamo noi). Si parlava, si discuteva, si prendevano decisioni e si impartivano disposizioni, mentre la signora era lì con noi, sveglia, un po’ abbattuta fisicamente; appariva stanca e prostrata ma era attenta a quello che accadeva intorno a lei.
Potevo assentarmi mentalmente con molta tranquillità: ero una semplice studentessa, ma mi chiedevo come stesse vivendo l’intera situazione e quali emozioni provava. 

Al termine della visita, uscimmo tutti in ordine con a capo il primario. Ovviamente, io ero l’ultima ad uscire. Stavo per lasciare la stanza quando sentii la paziente che diceva "Mi scusi ..."
Mi guardai intorno pensando di chi potesse aver bisogno, ma erano usciti tutti e c’ero solo io.
La paziente disse ancora "Sì, mi scusi ..."
Ero molto imbarazzata, non sapevo cosa fare, mi confusi per qualche attimo, pensai che aveva bisogno di qualcuno ma quel qualcuno non potevo essere io. Presi una decisione: "Le chiederò di chi ha bisogno così posso chiamarglielo", mi dissi. Feci per girarmi e lei, che aveva compreso il mio iniziale imbarazzo, nel frattempo disse "E’ proprio a lei che mi sto rivolgendo."

A me? Come può essere? Ho capito male?
Nel frattempo mi ero girata e la guardavo. Chiesi "A me? Proprio a me?"
Mentre mi avvicinai al suo letto, ancora incredula, mi rispose "Sì, è con lei che voglio parlare."
Le risposi "Ma io non sono nessuno qui. Sono una semplice studentessa, non conto niente."

Lei mi sorrise e mi disse "Volevo ringraziarla."
Ero sempre più sorpresa. Davvero non capivo cosa stesse accadendo. Tanti medici intorno a lei e lei, nelle condizioni di salute in cui era, non solo desiderava ringraziarmi ma aveva trovato il modo per farlo!

Si accorse del mio incredibile stupore e mi disse "Desidero ringraziarla perché ogni volta che lei è entrata in questa stanza, mi ha guardato e mi ha sorriso." Poi continuò "Non è mai entrata da quella porta senza averlo fatto. Grazie."
Quel dottore si era proprio sbagliato!

Maria Cristina Foglia Manzillo




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